L'appello di Confindustria al governatore Stefani: un piano per rilanciare il Veneto in affanno

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Un piano organico, da attuare con tempestività, è quanto richiesto con vigore da Confindustria Veneto al governatore Alberto Stefani per risollevare le sorti di una regione, storicamente motore economico del Paese, che chiude un 2025 segnato dalla difficoltà e si prepara a un 2026 dalle prospettive incerte. Raffaele Boscaini, presidente dell'associazione industriale, attraverso un ampio intervento pubblico ha delineato uno scenario preoccupante, consegnando alle istituzioni un appello perentorio a intervenire onde scongiurare ripercussioni gravi sull'assetto socioeconomico del territorio. «Il 2026 sarà l'anno della concretezza, delle scelte decisive», ha sottolineato Boscaini, il quale, pur riconoscendo una certa capacità di resistenza del sistema produttivo, non ha esitato a parlare di «evidenti segnali di affaticamento», a cominciare dalla crescita del Pil regionale prevista all'1%, benché superiore alla media nazionale.

Le criticità che frenano la crescita

A pesare sulla tenuta della locomotiva veneta, che procede a rilento, concorrono fattori molteplici e interconnessi. L’instabilità geopolitica internazionale, la cui ombra lunga si proietta sui mercati e sulle catene di approvvigionamento, si somma a una burocrazia spesso percepita come un intralcio, più che come un supporto, all'iniziativa privata. A questi elementi strutturali si aggiunge, e non è secondario, il cosiddetto inverno demografico, un fenomeno che rischia di paralizzare qualsiasi progetto di espansione aziendale a causa della cronica carenza di manodopera, specializzata e non. La questione infrastrutturale, poi, viene indicata come un nervo scoperto e non più procrastinabile: dalla realizzazione della quarta corsia dell'A4, definita una «necessità vitale», al rinnovo della concessione autostradale per l'A22, attualmente in una condizione di stallo giudicata inaccettabile, fino al completamento di opere come il prolungamento della Valdastico Nord e la nuova Romea Commerciale.

La risposta politica e l'impegno della Regione

Le istanze del mondo imprenditoriale, già manifestate con chiarezza in un confronto pubblico organizzato a Mestre poco prima delle consultazioni elettorali regionali, non sono rimaste inascoltate. A raccogliere il testimone è stato, in particolare, l'assessore regionale Massimo Bitonci, che ha le deleghe all'innovazione, alle fiere, al commercio e alla semplificazione amministrativa. Bitonci ha ribadito come diversi punti sollevati dagli industriali coincidano con i cardini del programma di governo regionale, confermando che lo sviluppo e l'innovazione del Veneto rappresentano una priorità assoluta per l'esecutivo guidato da Stefani. «Siamo già al lavoro», ha affermato l'assessore, riconoscendo nell'impresa veneta il vero motore propulsivo dell'intera economia italiana e annunciando per il mese di gennaio l'attivazione di un tavolo tecnico dedicato alla lotta alla burocrazia.

Il nodo competenze e la centralità dell'industria

Oltre agli interventi sulle grandi opere e sulla semplificazione normativa, emerge con forza la questione strategica delle competenze. La regione, come sottolineato dall'assessore Bitonci, ha un bisogno impellente di professionalità qualificate in settori chiave come la ricerca e la manifattura avanzata, settori nei quali si gioca una partita fondamentale per la competitività futura. La visione proposta da Confindustria, e parzialmente condivisa dalla politica, insiste sulla necessità di considerare l'industria come «prioritaria» in qualsiasi disegno di rilancio, puntando su un'evoluzione del modello veneto che miri non solo a trattenere, ma anche ad attrarre investimenti e capitale umano. Si delinea, quindi, un'agenda fitta di impegni, la cui attuazione concreta sarà osservata con attenzione da chi, nelle fabbriche e negli uffici, misura ogni giorno i costi di un ritardo.

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