Nuova legge sulla montagna, l'Appennino romagnolo a rischio "estinzione" amministrativa
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Redazione Interno
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La recente approvazione della legge nazionale 131 del settembre 2025, che ridefinisce i criteri per l’individuazione dei comuni montani, sta generando un terremoto amministrativo in diverse regioni, a partire dall’Emilia-Romagna, tra le prime a esprimere pubblicamente forti perplessità. L’applicazione del nuovo regolamento, infatti, comporterebbe una drastica riduzione del numero dei centri classificati come montani, con conseguenze immediate sull’accesso a finanziamenti specifici e su politiche di sviluppo territoriale. In Romagna, in particolare, il quadro che emerge appare desolante per molti territori dell’Appennino tosco-romagnolo, i quali, pur conservando tutte le caratteristiche orografiche e le criticità tipiche della montagna, rischiano di essere cancellati da un elenco che ne determina sostanzialmente la sopravvivenza economica.
Una mappa che si ridisegna, lasciando fuori intere province
Secondo le nuove parametrazioni, che pongono l’accento su altitudine media e pendenza del territorio, in provincia di Forlì-Cesena resisterebbero a fatica appena sei comuni, mentre in quella di Rimini se ne salverebbero solamente quattro. La situazione più emblematica, però, riguarda la provincia di Ravenna, che scomparirebbe completamente dalla cartina dei territori montani, vedendo declassati tutti e tre i suoi comuni finora considerati tali: Casola Valsenio, Brisighella e Riolo Terme. Sono nomi che, purtroppo, gli italiani hanno imparato a conoscere non solo per le loro bellezze paesaggistiche, ma per essere stati tra i luoghi più colpiti dalle frane e dalle disastrose alluvioni che hanno devastato la regione a partire dal maggio 2023, episodi che hanno tragicamente evidenziato la fragilità idrogeologica di quelle zone.
Il confronto tra governo e regioni, il provvedimento è in stand-by
Dinamiche che, come è ovvio, hanno sollevato un coro di proteste, portando a un temporaneo congelamento del provvedimento governativo. La Conferenza delle regioni, non avendo trovato l’unanimità sul testo del decreto attuativo, ha infatti formalmente chiesto un rinvio al governo per ulteriori approfondimenti, bloccando di fatto un iter che avrebbe tagliato oltre il 40% dei comuni montani in Emilia-Romagna, passando da 121 a 71. Il ministro per gli Affari regionali, Roberto Calderoli, ha dunque fissato un incontro con i rappresentanti regionali per il prossimo lunedì, con l’obiettivo dichiarato di avviare un confronto costruttivo e giungere a proposte condivise, dimostrandosi aperto al dialogo dopo le numerose sollecitazioni giunte dagli enti locali.
Le proteste dal Sud: la Puglia chiede modifiche
Le preoccupazioni, del resto, non sono confinate al solo Nord Italia. Anci Puglia, attraverso la sua presidente Fiorenza Pascazio, ha inviato una nota al presidente nazionale dell’associazione, Gaetano Manfredi, per esprimere forte apprensione e richiedere una revisione urgente delle modalità di classificazione. La critica principale verte proprio sulla presunta non corrispondenza tra i nuovi criteri tecnici e le reali condizioni socio-economiche e morfologiche dei territori, che rischierebbero così di essere privati ingiustamente di strumenti fondamentali per il loro sviluppo. Una posizione che, unita a quella emiliano-romagnola, ha contribuito a rendere più complesso il percorso del decreto in Conferenza Unificata, dove il punto è stato formalmente rinviato a una prossima seduta, in attesa degli esiti del confronto diretto tra ministero ed enti locali.




