Trump stringe la mano a al-Sharaa, Damasco torna nel gioco diplomatico

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Dopo ventitré anni di assenza dai radar della diplomazia americana, un presidente siriano ha nuovamente incontrato il suo omologo degli Stati Uniti. Donald Trump e Ahmad al-Sharaa – già noto come Abu Mohammed al-Jolani, ex comandante del gruppo qaedista Al-Nusra – si sono scambiati una stretta di mano a Riad, durante un incontro a sorpresa organizzato a margine del summit tra Washington e i Paesi del Golfo. Un gesto che, al di là del protocollo, segna una svolta nei rapporti tra i due Paesi, divisi da sanzioni e ostilità reciproche fin dal 1979, aggravatesi con l’ascesa al potere di Bashar al-Assad e la guerra civile.

La scena, sorvegliata dal principe ereditario saudita Mohammed bin Salman e mediata da un collegamento telefonico con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, ha dell’incredibile se si considera il passato di al-Sharaa. Fino a pochi mesi fa, gli Stati Uniti offrivano una taglia da 10 milioni di dollari per informazioni sulla sua cattura, accusandolo di aver guidato una fazione jihadista legata ad Al Qaeda prima di assumere il controllo della Siria dopo la caduta di Assad. Trump, che durante la presidenza aveva definito "animali" i miliziani islamisti, ha ora scelto di riconoscere implicitamente la legittimità del nuovo regime, definendo al-Sharaa «un vero duro».

L’incontro, durato trenta minuti a porte chiuse, suggerisce una strategia precisa: Washington sembra disposta a ritirare i marines dalle basi residue in Siria e a cedere il controllo delle prigioni che detengono ex combattenti dell’Isis, in cambio di una stabilizzazione dell’area. Una mossa che, se da un lato potrebbe facilitare la fine delle ostilità, dall’altro solleva interrogativi tra i falchi del Partito Repubblicano, storici oppositori di qualsiasi apertura verso figure legate al terrorismo.

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