Nastri d’argento, Verdone si specchia a Napoli e annuncia: «Dalle piattaforme al cinema»
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Carlo Verdone si concede un selfie collettivo affacciato sul Golfo, quasi a cercare un riflesso della sua stessa carriera nelle acque che lambiscono la città dove, nel lontano 1894, vide la luce il nonno Oreste. È in questo scenario, carico di una memoria familiare che riaffiora dalla risacca, che l’attore romano riceve il Nastro d’Argento come “Personaggio dell’anno” per la sesta edizione dei Nastri Grandi Serie, un riconoscimento che, come ha confessato lui stesso, lo commuove per la longevità di un rapporto, quello con il pubblico, che dura da quasi cinquant’anni.
La cerimonia, che si è spostata quest’anno dal teatrino di corte di Palazzo Reale alla prestigiosa cornice del Teatro San Carlo, ha rappresentato non solo un’elevazione di rango per la kermesse, ma anche l’occasione per Verdone di tracciare una linea netta tra il passato recente e il futuro immediato della sua produzione artistica.
L’addio alle piattaforme e il ritorno sul grande schermo
Proprio mentre riceveva l’omaggio del Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani, Verdone ha chiarito che l’esperienza con la serialità, per quanto intensa e premiata, si è conclusa. «Sono quasi cinquant’anni che sono sui set – ha dichiarato il regista – e “Vita da Carlo” è stata una fatica bella ma enorme; poi c’è stato il film, un’altra bella esperienza che però ha concluso il mio ciclo sulle piattaforme».
L’attore, che ha sfruttato l’autobiografia romanzata della serie per raccontare se stesso senza filtri (mettendo in scena persino i contrasti generazionali con i giovani studenti del Centro Sperimentale), ha rivelato di star già lavorando a un nuovo soggetto. L’obiettivo, ha spiegato con la determinazione di chi ha ancora fame di set, è quello di riportare la sua comicità corale sugli schermi cinematografici, lasciando definitivamente alle spalle il ciclo di produzioni pensate per lo streaming.
Il trionfo di “Portobello” e la sorpresa Can Yaman
Se Verdone ha rappresentato il volto più romano della serata, a catalizzare l’attenzione del pubblico e dei flash ci ha pensato anche Can Yaman, apparso a sorpresa tra gli ospiti del Teatro San Carlo per ritirare il premio come Miglior Protagonista Internazionale grazie alla sua interpretazione in “Sandokan”.
La sesta edizione dei riconoscimenti, però, ha avuto in “Portobello” di Marco Bellocchio il suo vero trionfatore: la serie che ricostruisce il dramma giudiziario di Enzo Tortora è stata incoronata “Serie dell’anno”, un verdetto che ha premiato la capacità della fiction italiana di confrontarsi con le ferite della storia nazionale.
Accanto a questi titoli principali, l’elenco dei vincitori si è rivelato particolarmente ricco: “Call my agent – Italia” (terza stagione) ha vinto come Migliore Commedia, mentre “Il mostro” (fiction dedicata al cosiddetto “Mostro di Firenze”) si è aggiudicata la categoria Crime e “Prima di noi” quella Drama.
Napoli capitale della serialità e i premi agli interpreti
Il trasferimento ufficiale al San Carlo, avvenuto dopo anni di proficua collaborazione con la Film Commission regionale, ha sancito definitivamente il ruolo di Napoli come polo nevralgico della produzione seriale nazionale.
Sul palco, accanto ai vincitori tecnici, sono sfilati molti dei volti più amati della tv italiana: Luisa Ranieri ha ricevuto il Nastro come Protagonista per “La Preside” (serie che è risultata anche la più votata in assoluto nella categoria Dramedy), Lino Guanciale è stato insignito di un Nastro Speciale per la sua poliedricità, mentre Corrado Guzzanti (premiato per “I delitti del BarLume”) e Carolina Crescentini (“Mrs Playmen”) hanno completato il quadro degli attori più votati dalla stampa specializzata.
Non sono mancati i riconoscimenti collaterali, come il Nastro SIAE alla scrittrice Ilaria Macchia e i premi ai giovani talenti Lea Gavino e Romano Reggiani, a testimonianza di un settore, quello della serialità italiana, che appare in ottima salute.




