Milano Art Week 2026, tra miart e le “sculture sonore” di Avital ai Bagni Misteriosi
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
Milano si veste ancora una volta dei panni – o meglio, delle tele e delle installazioni – del contemporaneo, dando il via oggi alla decima edizione della Milano Art Week, la manifestazione promossa dal Comune che per sette giorni, fino al 19 aprile, trasformerà il tessuto urbano in un laboratorio diffuso di creatività e ricerca visiva. Con oltre 490 appuntamenti disseminati tra musei, fondazioni e spazi indipendenti, l’iniziativa si articola attorno al cuore pulsante della fiera miart, giunta quest’anno alla sua trentesima edizione e pronta ad accogliere il pubblico – e i collezionisti – da venerdì 17 nella nuova sede della South Wing di Allianz MiCo. Saranno 160 le gallerie provenienti da 24 Paesi a disporsi su tre livelli, introducendo una novità strutturale significativa: accanto alle ormai consolidate sezioni Established ed Emergent, debutta infatti “Established Anthology”, una piattaforma curatoriale pensata per esplorare le traiettorie complesse del tempo e della memoria attraverso progetti espositivi di respiro internazionale.
L’apertura tra i Bagni Misteriosi e il dialogo con la Valtellina
Se la fiera rappresenta il baricentro commerciale e curatoriale della settimana, l’avvio ufficiale delle iniziative collaterali segna il passo con un evento di forte impatto sensoriale, capace di fondere antropologia e paesaggio acustico. Questa sera, ai Bagni Misteriosi del Teatro Franco Parenti (via Carlo Botta 18), si inaugura infatti “Mountain Echoes” di Yuval Avital, un progetto che rielabora le voci e i suoni raccolti in Valtellina attraverso tre sculture monumentali dalla forma antropomorfa. Rivestite con tessuti locali opportunamente resinati, queste opere non sono semplicemente oggetti da osservare: al loro interno, sistemi di diffusione audio restituiscono un coro di 476 registrazioni, che spaziano dal suono delle campane storiche all’ululato del lupo nel Parco dello Stelvio, trasformando ogni installazione in un luogo fisico di ascolto e contemplazione. Un lavoro, questo, che restituisce alla dimensione urbana la profondità di un’indagine etnografica condotta in territori montani, dando voce a una natura che spesso i circuiti dell’arte contemporanea faticano a raccontare senza cadere nella retorica.
L’Agendissima e la contaminazione dei musei civici
La settimana, che coincide con un anniversario importante per la kermesse (la decima edizione), trova nella pubblicazione dell'“Agendissima” di Artribune uno strumento pratico per orientarsi in un’offerta che cresce di anno in anno, diventando sempre più capillare e frammentata. Ma il vero filo conduttore di questa edizione 2026 sembra essere il progetto “Ghost Track”, nato dalla sinergia tra i Musei Civici e l’associazione Mac (Milano Art Community). L’idea, in questo caso, è quella di “contaminare” i percorsi museali tradizionalmente dedicati alla storia o all’archeologia con interventi site-specific di artisti viventi, creando un cortocircuito visivo tra l’antico e il contemporaneo. Basti pensare alla scultura di Maurizio Cattelan – un artista che ha fatto dell’ironia e della provocazione la propria cifra – destinata a dialogare con i reperti della Sezione Egizia del Civico Museo Archeologico, oppure agli interventi di Thomas Jeppe e Markus Schinwald al Museo del Risorgimento, a dimostrazione di come il contemporaneo possa agire da innesco ermeneutico per rileggere il passato.
L’arte contemporanea invade i palcoscenici e le biblioteche
L’offerta, tuttavia, non si esaurisce nei tradizionali spazi espositivi: la Milano Art Week allarga il proprio raggio d’azione anche ad altre forme di spettacolo dal vivo e di divulgazione culturale, sebbene queste restino tangenti rispetto al nucleo puramente artistico. Stasera, ad esempio, il teatro Manzoni ospita Eugenio Finardi con “Voce Umana”, mentre il filosofo Umberto Galimberti porta agli Arcimboldi la sua riflessione su “Il bene e il male: educare le nuove generazioni”, eventi che corrono in parallelo rispetto alla settimana dell’arte ma che ne assorbono la capacità di attrazione del pubblico colto milanese. Più ancorati al tema della visione e dell’installazione rimangono gli appuntamenti diffusi nelle biblioteche e nei musei scientifici, come le opere di Xiao Zhyiu alla Biblioteca Sormani o le installazioni di Vasilis Papageorgiou al Museo di Storia Naturale, luoghi dove l’arte contemporanea si insinua quasi in punta di piedi, rispettando le preesistenze ma al contempo ribaltando l’ordinaria funzione dei luoghi deputati alla conservazione. Una strategia, questa, che restituisce l’idea di una città in cui la creatività non si concentra nei soli templi dell’arte moderna, ma attraversa sotterraneamente ogni interstizio della vita civica.




