La Cassazione annulla con rinvio, l'imam Shahin resta in libertà
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Redazione Interno
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La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio il provvedimento che bloccava il trattenimento dell’imam di Torino Mohamed Shahin, rinviando la decisione finale alla Corte d’Appello del capoluogo piemontese. La sentenza, che arriva in un quadro giurisdizionale complesso e articolato, non comporta tuttavia un immediato cambio di status per il religioso, il quale, come specificato dalla Suprema Corte stessa, resta in libertà in attesa del nuovo giudizio. Questa pronuncia rappresenta l’ultimo atto, per ora, di una vicenda amministrativa e giudiziaria che si è dipanata tra Torino e Caltanissetta, seguendo il percorso tracciato da un decreto di espulsione firmato dal ministro dell’Interno. La questione, che ha inevitabilmente sollevato discussioni sul bilanciamento tra sicurezza nazionale e garanzie individuali, rimane dunque aperta, in attesa che i giudici torinesi esaminino nuovamente il caso alla luce dei principi di diritto indicati dalle Sezioni Unite.
Il percorso giudiziario e il provvedimento di espulsione
La storia giudiziaria di Mohamed Shahin, imam della moschea di via Saluzzo a San Salvario, è iniziata alla fine di novembre, quando un provvedimento del Viminale ne ha disposto l’espulsione dal territorio nazionale per motivi legati alla sicurezza. Conseguentemente al decreto, l’uomo è stato trasferito nel Centro di permanenza per i rimpatri di Caltanissetta, una struttura il cui ruolo, spesso al centro del dibattito pubblico, è quello di assicurare l’esecuzione delle misure di allontanamento. I giudici, però, in sede di verifica della legittimità del trattenimento, hanno più volte sollevato perplessità, trovando fondate le argomentazioni della difesa e ordinandone quindi il rilascio. Una di queste decisioni, nello specifico quella emessa dalla Corte d’Appello di Torino che aveva stoppato il trattenimento, è stata proprio l’oggetto del ricorso del Ministero dell’Interno valutato oggi dalla Cassazione.
Le ragioni del rinvio e il contesto delle dichiarazioni
La Cassazione, accogliendo le istanze dell’Avvocatura dello Stato, ha ritenuto necessario demandare agli giudici di merito un nuovo esame della fattispecie, indicando i criteri giuridici da applicare. Senza entrare nel merito delle posizioni espresse in passato dall’imam, che erano state alla base del provvedimento amministrativo, è doveroso ricordare come la sua vicenda abbia acquisito rilevanza pubblica anche a causa di alcune sue dichiarazioni, rilasciate in un video divenuto virale, riguardanti gli attacchi del 7 ottobre in Israele. In quelle occasioni, Shahin aveva espresso posazioni che, secondo le autorità, minimizzavano la portata della violenza, fornendo così il quadro di riferimento per l’azione del Ministro dell’Interno, il quale ha sempre sottolineato la priorità della sicurezza collettiva. Proprio in una recente conferenza stampa, il presidente del Consiglio aveva fatto esplicito riferimento al caso, senza peraltro pregiudicare, com’è ovvio, l’autonomia della magistratura.
La situazione attuale e il prossimo passo in Corte d’Appello
Con la sentenza di oggi, la palla torna dunque nella corte torinese, che dovrà riesaminare la legittimità del trattenimento alla luce dei principi di diritto stabiliti dai giudici di legittimità. Nel frattempo, come già accaduto dopo la prima decisione della Corte d’Appello di Caltanissetta dello scorso 30 dicembre – che aveva a sua volta confermato il no all’espulsione – Shahin rimane libero. Il suo status, pertanto, non muta nell’immediato, sebbene l’annullamento con rinvio lasci intatta la possibilità che, in seguito al nuovo giudizio, le condizioni possano cambiare. La vicenda, che interseca temi delicati come l’espulsione per motivi di sicurezza, il controllo giurisdizionale e la libertà personale, rimane in attesa del suo epilogo, mentre l’imam, quarantasettenne sposato e padre di due figli piccoli, affronta questo iter giudiziario i cui esiti sono ancora da scriversi.




