Nuove prospettive per il tumore alla prostata con i radioligandi

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Si delinea all'orizzonte, per i casi più complessi di tumore alla prostata, una strategia terapeutica che combina la precisione della medicina nucleare con la selettività di un approccio personalizzato, il cui principio si fonda su un meccanismo d'azione estremamente mirato, il quale, agendo in modo così puntuale, limita in maniera significativa gli effetti collaterali e i potenziali danni ai tessuti sani che circondano la massa tumorale. Questa promettente direzione, che potrebbe aprire la strada a futuri trattamenti per le forme avanzate della malattia, emerge con forza dai risultati dello studio di Fase III PsmAddition, incentrato sul composto Lutetium 177Lu vipivotide tetraxetan e presentato in anteprima al congresso della European Society for Medical Oncology (Esmo) di Berlino.

I dati presentati a Berlino

Novartis, durante il simposio presidenziale del congresso, ha reso noti i nuovi dati che evidenziano come la terapia con radioligando, quando viene somministrata in associazione allo standard di cura consolidato – rappresentato dall'inibitore della via del recettore degli androgeni unito alla terapia di deprivazione androgenica – abbia dimostrato un netto miglioramento in un parametro cruciale come la sopravvivenza libera da progressione radiografica. L'analisi, condotta su pazienti adulti affetti da carcinoma prostatico ormono-sensibile metastatico e positivo all'antigene di membrana specifico della prostata, ha rivelato una riduzione del rischio di progressione radiografica o di morte del ventotto per cento, un dato che sottolinea l'efficacia del trattamento combinato rispetto alla sola terapia standard.

Il funzionamento della terapia mirata

Il radioligando, il cui componente attivo è in grado di riconoscere e legarsi in maniera specifica alle cellule tumorali che esprimono l'antigene Psma, veicola una sostanza radioattiva direttamente nel cuore del tumore, un meccanismo che permette di colpire in modo selettivo le cellule malate risparmiando, in larga parte, quelle sane. È proprio questa sua caratteristica intrinseca di precisione a renderlo uno strumento così innovativo, poiché consente di erogare una dose elevata di radiazioni in modo localizzato, massimizzando l'effetto antitumorale e minimizzando al contempo le conseguenze per l'organismo.

Un altro studio sulla scia della personalizzazione

Sulla stessa linea di ricerca, che punta a individuare trattamenti sempre più cuciti sul profilo del singolo paziente, un'altra indagine internazionale – lo studio clinico AMPLITUDE – ha esaminato l'efficacia dell'aggiunta di un farmaco chiamato niraparib al trattamento standard in pazienti con particolari alterazioni genetiche. Anche in questo caso, coordinato da un gruppo di ricercatori dell'University College London, i risultati hanno indicato la possibilità di rallentare considerevolmente la progressione della malattia in quelle forme aggressive di tumore prostatico che presentano specifiche caratteristiche a livello molecolare.

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