Carburanti, l'Italia maglia nera in Europa per le accise sul diesel: il peso del fisco supera il 59% del prezzo finale

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Fare il pieno alla propria auto in Italia, all’inizio del 2026, significa confrontarsi con prezzi dei carburanti che continuano a pesare in modo significativo sulle tasche degli automobilisti, un fenomeno questo che, se da un lato vede il Belpaese allineato alle medie europee per quanto riguarda il costo industriale, dall’altro lo proietta ai vertici della classifica per ciò che concerne la pressione fiscale. Secondo le rilevazioni della Direzione generale dell'energia della Commissione europea effettuate all'inizio di gennaio 2026, il prezzo di benzina e diesel in Italia è leggermente superiore alla media Ue, con la benzina che si attesta a 1,627 euro al litro e il diesel a 1,660 euro/litro, contro rispettivamente l'1,605 e l'1,553 euro della media europea -2. Ma è analizzando il dettaglio delle componenti di costo che emerge un dato paradossale: al netto di accise e Imposta sul Valore Aggiunto, il prezzo del diesel italiano sarebbe addirittura il terzo più basso del continente, salvo poi subire un'impennata che lo colloca tra i più onerosi una volta applicate le imposte, le più alte d’Europa in valori assoluti per questo tipo di carburante -1-6.

Il sorpasso del diesel e il peso del fisco sul gasolio

Il primo gennaio è scattato il riallineamento delle accise sui carburanti, una misura che ha portato a un incremento di 4,05 centesimi di euro sul prezzo del diesel e a un analogo calo per quello della benzina, determinando di fatto un sorpasso storico del gasolio sulla verde che non si verificava da inizio 2023 -4-8. L’operazione, prevista inizialmente in un arco temporale più lungo, è stata accelerata per garantire le coperture alla legge di Bilancio 2026, portando nelle casse dello Stato un gettito stimato in circa 600 milioni di euro per l’anno in corso e ben 3 miliardi nel quadriennio successivo -3. Secondo un’analisi di Facile.it basata sui dati della Commissione Europea aggiornati al 5 gennaio, in Italia il 59% del prezzo finale del diesel è composto da accise e IVA: su un prezzo medio di 1,644 euro al litro, quasi un euro, 0,969 euro per la precisione, finisce direttamente nelle casse dello Stato -1-2. Nessun altro Paese europeo registra un peso fiscale così elevato, né in percentuale né in valore assoluto, posizionando l’Italia come maglia nera in questa speciale classifica.

Confronto europeo e divario fiscale

Il confronto con il resto d’Europa rende l’idea del divario. Se in Germania imposte e accise pesano per il 54% del prezzo alla pompa, in Paesi come Svezia e Spagna questa incidenza si ferma al 45% -1-2. In valori assoluti, la differemza emerge con chiarezza anche guardando ai costi sostenuti dagli automobilisti: per percorrere 10.000 chilometri con un’auto diesel, un automobilista italiano spende circa 533 euro solo in accise e IVA, a fronte dei 494 euro di un tedesco e dei 480 di un francese -6. Lo “stacco Italia delle imposte sui carburanti”, ovvero quanto si paga in più rispetto alla media dei ventisette Paesi Ue, è pari a 10,2 centesimi al litro per la benzina e a 21 centesimi per il gasolio, secondo i dati della rilevazione comunitaria del 26 gennaio 2026 elaborati da Figisc e Assopetroli -5. Un’analisi, quest’ultima, che evidenzia come l’Italia si collochi all’ottavo posto per imposizione fiscale sulla benzina, ma salga al primo, in negativo, per quanto riguarda il gasolio -5.

Le differenze territoriali e le ragioni dei prezzi

La riforma, se da un lato ha portato la benzina ai minimi degli ultimi tre anni, con un prezzo medio self-service attestatosi a 1,65 euro al litro, dall’altro ha reso il diesel stabilmente più caro, con una differenza che si aggira attorno ai due centesimi al litro -3-8. Ma a questi dati nazionali si aggiungono significative differenze territoriali che influenzano ulteriormente il costo finale. Secondo l’ultima fotografia di Staffetta Quotidiana su 20mila impianti, la benzina self service viaggia a 1,650 euro/litro e il diesel self service a 1,696 euro/litro, ma è consultando la classifica delle regioni sul sito del Ministero delle Imprese e del Made in Italy che si possono cogliere le oscillazioni più marcate -9. La Campania, ad esempio, risulta la regione più conveniente per il diesel servito, mentre per la benzina la maglia rosa va al Lazio -9. In coda alla classifica, la provincia di Bolzano presenta i prezzi più elevati sia per la benzina che per il diesel, seguita da Valle d’Aosta e Liguria, differenze che sono attribuibili a vari fattori come la densità degli impianti di erogazione, la qualità delle infrastrutture di trasporto e i costi logistici locali -9.

L’impatto del costo industriale e delle misure europee

Al di là della componente fiscale, che rimane predominante, sul prezzo finale incide anche il costo di miscelazione dei biocarburanti, aumentato di 1,5-2 centesimi al litro dal 1° gennaio 2026 per effetto dell’innalzamento della quota obbligatoria, un incremento in parte bilanciato dal calo delle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati -8. Il riallineamento delle accise, spinto dall’Unione europea con l’obiettivo di ridurre i sussidi ambientalmente dannosi (i cosiddetti Sad), ha portato all’uniformità dell’accisa per entrambi i carburanti, fissata a 67,26 centesimi al litro, un unicum in Europa per il gasolio che ne ha determinato il rincaro definitivo -3-10. Una misura che, toccando da vicino i consumi di milioni di automobilisti e autotrasportatori, rendiconta come l’armonizzazione fiscale europea possa tradursi, nei fatti, in un aumento della spesa per la mobilità in un Paese caratterizzato da un parco auto circolante a forte trazione diesel.

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