Benzina e diesel, il peso delle accise continua a condizionare il mercato italiano

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il panorama dei prezzi dei carburanti in Italia, all’inizio di questo febbraio 2026, si presenta come un osservatorio privilegiato per comprendere le dinamiche di un mercato sospeso tra le spinte delle quotazioni internazionali e quelle, ben più pregnanti, di una fiscalità che non conosce soste. Se da un lato le rilevazioni di Staffetta Quotidiana, condotte su un campione di ventimila impianti, fotografano una sostanziale tenuta dei listini, con la benzina self service attestata a 1,650 euro al litro e il diesel a 1,696 euro al litro, dall’altro emerge come la forbice rispetto al resto d’Europa, nonostante qualche timido segnale di controtendenza, rimanga piuttosto ampia. A determinare questa situazione, infatti, non è tanto l’andamento del greggio, quanto la struttura stessa del costo finale, dove le imposte giocano un ruolo da assolute protagoniste. L’ultimo report della Direzione generale dell’energia della Commissione europea, diffuso proprio in questi giorni, non lascia spazio a interpretazioni: nel nostro Paese la benzina, con un prezzo medio di 1,645 euro al litro, e il diesel, a 1,691 euro al litro, si posizionano stabilmente al di sopra della media dei Ventisette, un dato che riaccende i riflettori su un tema spinoso per le tasche degli automobilisti.

Il riallineamento delle accise che ha riscritto le gerarchie alla pompa

La vera rivoluzione silenziosa, però, è quella che si è consumata con l’inizio dell’anno, quando la legge di Bilancio ha dato il via al tanto discusso riallineamento delle accise. Un intervento strutturale, previsto dal PNRR per ridurre i sussidi ambientalmente dannosi, che ha di fatto capovolto le vecchie abitudini dei consumatori: oggi, per la prima volta dopo anni, il diesel, storicamente più conveniente, ha superato il prezzo della benzina. Il meccanismo è stato lineare nella sua applicazione, con un incremento di 4,05 centesimi di euro per il gasolio e una contestuale riduzione di pari importo per la verde, ma gli effetti si sono rivelati dirompenti sulla rete distributiva. A complicare ulteriormente il quadro, come se non bastasse, ci si è messo anche l’aumento del costo di miscelazione dei biocarburanti, lievitato di un paio di centesimi al litro, una variabile che ha in parte eroso il beneficio atteso per chi utilizza la benzina. E così, mentre le medie nazionali elaborate dal Mimit sulle comunicazioni dei gestori mostrano una certa stabilità, con il self service per il diesel inchiodato a 1,698 euro al litro, i movimenti decisi dalle compagnie petrolifere raccontano una storia fatta di aggiustamenti continui, come dimostra la recente decisione di Eni di ritoccare al rialzo di un centesimo i prezzi raccomandati di entrambi i prodotti.

Le differenze territoriali e il confronto con i partner europei

Scendendo nel dettaglio della geografia dei prezzi, le differenze tra le regioni italiane diventano un ulteriore elemento di complessità, perché se la media nazionale offre una visione d’insieme, è sul territorio che si gioca la partita vera del risparmio. Le aree del Sud, tradizionalmente più vicine alle aree di stoccaggio e raffinazione, continuano a garantire condizioni leggermente più vantaggiose, mentre nelle zone montane e insulari i listini tendono a lievitare a causa dei maggiori costi logistici. Un paradosso, quello italiano, che emerge con prepotenza non appena si varca il confine nazionale: i dati della Commissione Europea ci raccontano di un Paese dove il prezzo industriale, quello al netto delle tasse, sarebbe tra i più bassi del continente, ma l’aggiunta di accise e IVA, che da sole rappresentano circa il sessanta per cento del costo finale, proietta l'Italia nelle posizioni di coda della classifica europea per convenienza. In Olanda, per fare un esempio, la benzina arriva a costare oltre due euro al litro, ma in Bulgaria il pieno si paga poco più di un euro e venti centesimi, una forbice che rende bene l’idea di quanto le politiche fiscali nazionali possano influenzare la mobilità dei cittadini.

L'adeguamento dei listini e la reazione a catena sul mercato

Nonostante le quotazioni internazionali dei raffinati mostrino segni di cedimento, in particolare per il diesel, la rete di distribuzione italiana sembra muoversi in direzione opposta. L’annuncio di Eni, ripreso dall’agenzia di stampa, di un aumento di un centesimo sui prezzi consigliati ha rotto un breve periodo di stasi, creando le premesse per un possibile adeguamento a catena da parte degli altri operatori. Al momento, le medie nazionali dei prezzi praticati restano ancorate ai valori dei giorni scorsi, con la benzina servita che viaggia intorno a 1,794 euro al litro e il diesel servito a 1,835 euro al litro, ma la sensazione è che si tratti di una calma apparente. I gestori, dal canto loro, monitorano l'evolversi della situazione, mentre il ministero delle Imprese e del made in Italy, attraverso l'Osservaprezzi, continua la sua attività di vigilanza per scongiurare fenomeni speculativi. In questo contesto di incertezza, chi si mette alla guida si trova a dover fare i conti con una variabile, quella del costo del carburante, che incide pesantemente sul bilancio familiare, specialmente in un periodo dell'anno in cui le temperature rigide potrebbero far lievitare i consumi.

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