L’attacco iraniano a Ras Laffan mette in ginocchio il Qatar del gas: conseguenze durissime per l’Europa e l’Italia
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Redazione Esteri
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L’escalation militare in Medio Oriente, innescata dall’offensiva congiunta di Israele e Stati Uniti contro l’Iran e proseguita con la controffensiva di Teheran, ha raggiunto un punto di non ritorno per la stabilità energetica globale. La serie di attacchi missilistici e con droni lanciati dall’Iran ha preso di mira il cuore pulsante dell’industria degli idrocarburi qatariota, provocando danni strutturali gravissimi al complesso di Ras Laffan, il più grande hub di liquefazione del gas naturale al mondo. Il primo ministro e ministro degli Esteri del Qatar, Mohammed bin Abdelrahmane al-Thani, è intervenuto per denunciare l’accaduto, sottolineando come l’azione bellica, oltre a rappresentare una violazione della sovranità nazionale, avrà “gravi ripercussioni” sugli approvvigionamenti energetici a livello planetario, una dichiarazione che suona come un campanello d’allarme per i mercati e i governi occidentali.
A fornire il quadro preciso della catastrofe industriale è stato Saad al-Kaabi, l’amministratore delegato di QatarEnergy, che ricopre anche il ruolo di ministro dell’Energia. In un’intervista rilasciata a Reuters, al-Kaabi ha confermato che due dei quattordici treni di liquefazione del colosso statale e una delle due strutture per la conversione da gas a liquidi (Gtl) sono stati messi fuori uso. Le stime parlano di una riduzione immediata del 17% dell’intera capacità di esportazione di Gnl del Qatar, un buco che si traduce in circa 12,8 milioni di tonnellate annue sottratte al mercato e in un danno economico stimato in venti miliardi di dollari di fatturato annuo. La conseguenza più drammatica, però, non è solo l’entità del danno, ma la sua durata: i riparazioni, ha spiegato al-Kaabi, richiederanno un periodo compreso tra i tre e i cinque anni, un lasso di tempo che congela di fatto una fetta consistente dell’offerta mondiale di gas liquefatto in un momento storico di transizione energetica particolarmente delicato.
La clausola di forza maggiore e l’impatto sui contratti con l’Italia
Di fronte a questa paralisi operativa, QatarEnergy si è vista costretta ad attivare la clausola di forza maggiore, un istituto giuridico che solleva l’azienda dalle proprie responsabilità contrattuali a causa di eventi imprevedibili e incontrollabili. Inizialmente dichiarata per l’intera produzione, questa clausola è stata ora estesa e dettagliata in base ai danni specifici subiti dagli impianti. Saad al-Kaabi è stato molto chiaro nell’indicare le conseguenze per i partner commerciali: i contratti di fornitura a lungo termine, della durata residua di cinque anni, verso Italia, Belgio, Corea del Sud e Cina subiranno una battuta d’arresto forzata. A essere coinvolto è in particolare il treno di liquefazione denominato S4, un impianto in cui il colosso statunitense ExxonMobil detiene una partecipazione del 34% e che serve direttamente il mercato italiano attraverso la società Edison. L’altro treno danneggiato, l’S6, sempre in partnership con ExxonMobil, rifornisce invece il mercato belga e quello cinese, a dimostrazione di come l’interdipendenza energetica renda un attacco localizzato una ferita per l’intera economia globale.
Un hub strategico messo a ferro e fuoco
L’area industriale di Ras Laffan, situata sulla costa nord-orientale del Qatar, non è un semplice sito produttivo, ma il vero e proprio serbatoio strategico da cui dipendono le forniture di una parte consistente del pianeta. Con una capacità di circa 77 milioni di tonnellate annue, questo hub rappresenta il punto di riferimento per quei Paesi, in particolare in Europa, che dopo lo scoppio della guerra in Ucraina hanno drasticamente ridotto la dipendenza dal gas russo trasportato via gasdotto, riorientando il proprio mix energetico proprio verso il Gnl qatariota. Gli attacchi, che hanno visto susseguirsi ondate di droni e missili a partire dai primi di marzo, hanno provocato incendi di vaste proporzioni e danni estesi che richiederanno non solo la cessazione delle ostilità, ma anche un complesso lavoro di ingegneria per la ricostruzione. La vulnerabilità di queste infrastrutture, un tempo considerate fuori dalla portata dei conflitti regionali, è emersa con prepotenza, mettendo in discussione la sicurezza energetica di mezzo mondo.
Lo scenario internazionale e il ruolo degli Stati Uniti
L’attacco agli impianti di Ras Laffan si inserisce in una spirale bellica che vede contrapposti da un lato Israele e Stati Uniti, con il presidente Donald Trump alla guida dell’amministrazione americana, e dall’altro l’Iran, che ha risposto ai raid sulle proprie infrastrutture gasifere colpendo gli alleati del Golfo. Il Qatar, nonostante i ripetuti tentativi di mantenersi neutrale e di preservare canali di dialogo aperti con Teheran, si è ritrovato in prima linea, subendo attacchi che il suo ministero degli Esteri non ha esitato a definire una “pericolosa escalation” e una “palese violazione” del diritto internazionale, arrivando a evocare il diritto all’autodifesa sancito dall’articolo 51 della Carta Onu. Il Segretario generale del Consiglio di Cooperazione del Golfo ha condannato l’accaduto, mentre l’amministrazione Trump, che già aveva lanciato un’offensiva congiunta con Israele contro le capacità missilistiche e nucleari iraniane, si trova ora a dover gestire le conseguenze di un conflitto che rischia di innescare una crisi energetica globale di proporzioni inedite.




