I fratelli Cascio contro l’eredità di Michael Jackson: «Per anni ha abusato di noi»
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
La memoria, si sa, è un territorio minato, soprattutto quando a essere sepolto sotto strati di leggenda e merchandising sentimentale è il – vivo, poi tragicamente assente – di Michael Jackson. A distanza di quasi un quindicennio dalla sua scomparsa, una nuova scossa tellurica arriva da chi quella leggenda l’ha vissuta in salotto, tra una partita a videogiochi e una notte passata nel ranch californiano. I quattro fratelli Cascio – Edward, Dominic, Marie-Nicole e Aldo – hanno rotto un silenzio durato decenni, decidendo di parlare al New York Times e, contestualmente, di agire per le vie legali: una causa depositata due mesi fa in California contro il Michael Jackson Estate, l’ente che ancora oggi gestisce il patrimonio e i diritti d’immagine della popstar. L’accusa, inequivocabile, è quella di abusi sessuali ripetuti, subiti quando erano minorenni.
Una «seconda famiglia» costruita negli anni Ottanta
Il legame tra i Jackson e i Cascio affonda le radici in un incrocio professionale divenuto presto familiare. Dominic Cascio, il padre, dirigeva un hotel a Manhattan dove la popstar soggiornava con regolarità; da lì, una volta consolidata l’amicizia, il passo verso la casa dei Cascio a Hawthorne, nel New Jersey, fu breve. Michael Jackson ne varcava la soglia come un parente atteso, conosceva la moglie Connie e i loro figli, li portava con sé nel celebre Neverland Valley Ranch durante gli anni Novanta. Ed è proprio in quel contesto, raccontano ora i quattro fratelli, che sarebbero iniziate le violenze: un’infanzia spezzata alle spalle di una porta che si chiudeva, mentre fuori il mondo cantava «Billie Jean».
La causa sull’uscita del biopic «Michael»
A innescare la miccia, oltre alla volontà di rompere un patto di sofferenza taciuto, è stata anche l’imminenza di un evento mediatico planetario: il film biografico Michael, diretto da Antoine Fuqua, pronto a ribadire – con tutta probabilità – la narrazione del genio incompreso, del re del pop vittima a sua volta di accuse mai dimostrate in tribunale. I Cascio hanno scelto di anticiparne l’arrivo con un’azione legale chiara, depositata a fine febbraio, nella quale chiedono di essere considerati per quello che affermano di essere stati: non amici fortunati, ma vittime. La loro voce, per anni sopita o minimizzata, si aggiunge a quella di Wade Robson e James Safechuck, già protagonisti del documentario Leaving Neverland, riaprendo una ferita che l’industria dell’intrattenimento americana ha provato a ricucire con la nostalgia dei greatest hits e dei musical postumi.
Le interviste e lo sviluppo giudiziario
L’intervista rilasciata al New York Times funge da cassa di risonanza alla denuncia formale: i fratelli Cascio descrivono un meccanismo di avvicinamento basato sulla fiducia – costruita grazie al ruolo paterno nell’hotel – e successivamente sulla segregazione emotiva tipica degli ambienti in cui l’abusante detiene potere e carisma. Nessun dettaglio esplicito viene riportato nei resoconti, né è questa la sede per aggiungerne; quel che conta, nell’ambito dello sviluppo giudiziario ancora in itinere, è che l’Estate di Michael Jackson dovrà rispondere in aula di fatti che, se accertati, sposterebbero l’asse di un’intera iconografia pop. La difesa, per ora, non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali sul merito della causa, limitandosi a contestare la tempistica e la fondatezza delle memorie addotte dai querelanti.




