Bayer cita in giudizio Pfizer e Moderna: la guerra dei brevetti sui vaccini Covid riapre i conti della pandemia
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Redazione Economia
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Mentre la fase acuta dell'emergenza sanitaria è archiviata, nelle aule dei tribunali statunitensi si consuma un nuovo, aspro capitolo che riporta al centro l’innovazione che ha permesso di fronteggiare la crisi globale. Bayer ha infatti avviato un'azione legale contro alcune delle principali protagoniste della campagna vaccinale, tra cui Pfizer, la sua partner BioNTech, Moderna e Johnson & Johnson, sostenendo di detenere diritti di proprietà intellettuale fondamentali sulla tecnologia a RNA messaggero. La mossa, che non mira a bloccare la distribuzione dei sieri bensì a ottenere un risarcimento o una quota degli ingenti profitti generati, riapre un contenzioso che affonda le radici in decenni fa, quando la società Monsanto – acquisita in seguito dal colosso tedesco – avrebbe gettato le basi per quelle ricerche.
La posta in gioco: profitti miliardari e proprietà intellettuale
La controversia, che promette di essere complessa e prolungata, non verte sull’efficacia o la sicurezza degli immunizzanti, questioni ampiamente dibattute in passato, ma esclusivamente su chi debba beneficiare economicamente di una scoperta rivoluzionaria. Bayer sostiene che le aziende convenute, nel mettere a punto i loro prodotti, abbiano utilizzato senza autorizzazione una piattaforma tecnologica sviluppata originariamente dalla filiale statunitense, violando così brevetti depositati negli anni Ottanta. Una rivendicazione che, se accolta, potrebbe avere implicazioni finanziarie enormi, considerati i ricavi da centinaia di miliardi di dollari fatturati dalle Big Pharma durante gli anni pandemici.
Lo sfondo: una crisi aziendale e un mosaico legale globale
Analisti e osservatori del settore legano l’iniziativa aggressiva di Bayer anche alle difficoltà interne che il gruppo sta attraversando, con performance non brillanti e una necessità di rilancio che potrebbe passare, almeno in parte, da successi legali in grado di garantire flussi di cassa consistenti. La battaglia, d’altronde, si inserisce in un contesto più ampio di scontri sulla proprietà intellettuale, dove i confini tra ricerca fondamentale e applicazione commerciale diventano spesso labili e oggetto di interpretazione. Molti ne vedono uno degli ultimi atti di una partita giocata su scala mondiale, dove i diritti esclusivi si scontrano con le esigenze di accesso alle tecnologie salvavita.
Le implicazioni e il percorso giudiziario
Le aziende chiamate in causa hanno resposto alle accuse definendole prive di fondamento, pronte a difendere la paternità delle proprie innovazioni. Il percorso giudiziario, che si preannuncia lungo, dovrà ora accertare la validità e l’effettiva violazione dei brevetti richiamati, una valutazione tecnica e legale estremamente specializzata. L’esito, qualunque sarà, segnerà un precedente importante per il futuro della ricerca biomedica, influenzando gli investimenti in tecnologie emergenti e i modelli di collaborazione – e competizione – tra i colossi del farmaco. Intanto, si riaccendono i riflettori su un periodo storico le cui conseguenze, anche economiche e legali, continuano a svilupparsi ben oltre la fine dell’emergenza sanitaria.




