Bayer fa causa ai big dei vaccini anti-Covid per violazione di brevetto mRNA

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il colosso tedesco Bayer ha dato inizio a una battaglia legale di portata internazionale, intentando una serie di cause contro alcune delle principali aziende farmaceutiche al mondo. Le accuse, che si annunciano particolarmente complesse per le implicazioni tecniche e giuridiche, vertono sulla presunta violazione di brevetti fondamentali per la tecnologia dell’Rna messaggero. L’azione legale, annunciata a inizio gennaio, colpisce direttamente i consorzi che hanno sviluppato e commercializzato i vaccini contro il Covid-19 più diffusi a livello globale. Bayer sostiene che le aziende convenute, nello specifico le americane Pfizer, Moderna e Johnson & Johnson, oltre alla tedesca BioNTech, abbiano utilizzato senza autorizzazione, e dunque senza corrispondere i dovuti compensi, una tecnica proprietaria per stabilizzare la molecola di mRNA, un passaggio ritenuto cruciale per l’efficacia dei preparati immunizzanti.

Il cuore tecnico della disputa

La tecnologia contesa, stando a quanto dichiarato dal gruppo tedesco, non sarebbe un’acquisizione recente ma affonderebbe le sue radici in ricerche condotte negli anni Ottanta dalla società Monsanto, poi entrata a far parte dell’impero Bayer. Questo aspetto, che lega le origini della scoperta a un’epoca precedente di decenni alla pandemia, introduce un ulteriore livello di complessità nell’interpretazione della paternità intellettuale e della sua estensione. La stabilizzazione dell’mRNA, obiettivo della tecnica brevettata, rappresenta infatti uno dei nodi tecnologici che le aziende hanno dovuto risolvere per garantire che il vaccino mantenessero la propria funzione una volta iniettato, superando la naturale fragilità della molecola. Bayer, attraverso i suoi legali, contesta dunque l’utilizzo di questa soluzione senza il pagamento di licenze, una mossa che riapre, in modo clamoroso, il capitolo delle guerre brevettuali legate alla risposta alla pandemia.

Il contesto strategico e industriale

La decisione di agire in tribunale non arriva in un vuoto contestuale, bensì in un momento di riassetto per il gruppo tedesco, il quale, dopo aver acquisito Monsanto, ne ha ereditato l’intero portafoglio di proprietà intellettuale. La posta in gioco economica è altissima, considerati i ricavi stratosferici generati dalla vendita dei vaccini negli ultimi anni, e potrebbe portare a richieste di risarcimenti miliardari, qualora i giudici dovessero dare ragione all’attore. La mossa legale, del resto, va interpretata anche come un tentativo di rivendicare un ruolo centrale, seppur indiretto, nello sforzo vaccinale globale, riconoscendo un valore patrimoniale a ricerche che, pur antiche, si sono rivelate decisive in un frangente storico senza precedenti. Le aziende convenute, dal canto loro, dovranno ora preparare le difese per confutare le accuse, difendendo la legittimità delle proprie piattaforme tecnologiche e la loro indipendenza da quei brevetti.

Le implicazioni per il futuro

Sebbene la battaglia si svolga nelle aule dei tribunali di diverse giurisdizioni, i suoi riflessi toccano ambiti che vanno ben oltre la contesa tra multinazionali. La definizione dei confini della proprietà intellettuale, in un campo ad altissima innovazione come quello delle biotecnologie, influisce infatti sulla direzione della ricerca futura e sugli investimenti in nuovi farmaci. La vicenda, che promette di protrarsi a lungo date le somme in ballo e la delicatezza degli argomenti, riporta inoltre l’attenzione sul dibattito, mai sopito, riguardo l’accesso alle tecnologie mediche salvavita e sulla bilanciamento tra giusto compenso per l’innovazione e interesse pubblico. Mentre gli studi legali delle parti si preparano allo scontro, il settore farmaceutico osserva con attenzione un caso che potrebbe stabilire importanti precedenti per lo sviluppo di terapie a base di mRNA, non solo contro il coronavirus ma per molte altre patologie.

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