Via libera a 500 mila ingressi per lavoratori stranieri, ma si stringe sui reati
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Redazione Interno
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Il governo ha approvato ieri, in consiglio dei ministri, il nuovo decreto flussi che stabilisce l’ingresso di 500 mila lavoratori stranieri nel triennio 2026-2028, con quote annuali progressive: 164.850 nel primo anno, 165.850 nel secondo e 166.850 nell’ultimo. Una misura che, seppure significativa, risulta inferiore alle richieste delle imprese, le quali avevano sollecitato numeri ben più alti per colmare la carenza di manodopera in settori chiave come l’agricoltura, la logistica e i servizi.
La decisione arriva in un contesto segnato da inchieste giudiziarie che hanno portato alla luce frodi sistematiche nelle procedure di ingresso, soprattutto al Sud, dove organizzazioni criminali – spesso con la complicità di professionisti e datori di lavoro – hanno sfruttato i cosiddetti click day per lucrare sulle domande. Proprio su questo punto, la premier Giorgia Meloni aveva incontrato un anno fa il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo, presentando un esposto e chiedendo interventi per contrastare un fenomeno che mina la legalità e distorce le regole del mercato del lavoro.
Il nuovo provvedimento, oltre a definire le quote triennali, introduce misure più stringenti per prevenire abusi, con controlli rafforzati e sanzioni più severe per chi tenta di aggirare le norme. Resta però aperta la questione della reale capacità del sistema di soddisfare la domanda delle aziende, molte delle quali denunciano da mesi difficoltà nel reperire personale, nonostante la disoccupazione giovanile rimanga elevata.




