Ok a 500mila ingressi per lavoratori stranieri fino al 2028, ma il sistema resta fragile

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il governo ha approvato un nuovo decreto flussi che, tra il 2026 e il 2028, consentirà l’ingresso in Italia di circa 500mila lavoratori stranieri, un aumento del 10% rispetto alle quote previste per il 2025. Una mossa presentata come necessaria per colmare la carenza di manodopera in settori chiave dell’economia, ma che ripropone criticità già note, a partire dai meccanismi di selezione che, di fatto, continuano a favorire lo sfruttamento e l’incertezza.

Se da un lato l’esecutivo insiste sulla retorica del controllo – «Decidiamo noi chi entra», ha ripetuto più volte il presidente del Consiglio Giorgia Meloni – dall’altro non riesce a nascondere la contraddizione tra la linea dura contro gli sbarchi e l’apertura massiccia a ingressi regolari. Una doppia narrazione che, mentre criminalizza le ONG e promuove accordi con paesi come l’Albania per esternalizzare i centri di detenzione, allo stesso tempo amplia i canali legali per assumere lavoratori da oltre confine.

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, già nei primi mesi di mandato, aveva ammesso ciò che le associazioni datoriali sostengono da tempo: senza manodopera straniera, molti comparti produttivi rischierebbero il collasso. Eppure, nonostante i numeri in crescita, solo una minima parte di chi arriva con i decreti flussi – si stima il 12% – riesce a stabilizzarsi con un contratto regolare. Il resto finisce spesso in un limbo di precarietà, vittima di un sistema che, pur dichiarandosi ordinato, continua a funzionare a singhiozzo, con meccanismi come i clic day che lasciano spazio a speculazioni e abusi.

La retorica ufficiale parla di «immigrazione legale e controllata», ma i fatti mostrano un’altra realtà. Mentre si annunciano quote record, non si interviene in modo strutturale per garantire tutele effettive, né si riduce la discrepanza tra domanda e offerta di lavoro. Il risultato è che i migranti, anche quelli con un permesso regolare, restano merce di scambio in un mercato che li vuole flessibili e ricattabili. E il governo, invece di riformare il sistema, preferisce alimentare la narrativa securitaria, come dimostrano i recenti accordi con paesi terzi per bloccare i rifugiati prima che raggiungano l’Europa.

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