Oltrepò Pavese, il regno del Pinot nero guarda al futuro tra export e nuovi progetti

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Nella distesa collinare che si stende a sud del Po, dove i filari disegnano un paesaggio riconoscibile e antico, l'Oltrepò Pavese consolida la sua identità di capitale italiana del Pinot Nero. Con una superficie vitata, dedicata a questo nobile vitigno, che sfiora i tremila ettari – un dato che, su un totale regionale di circa tredicimilacinquecento, non ha eguali nel paese – il territorio si conferma quale polo di riferimento assoluto, posizionandosi, a livello mondiale, alle spalle soltanto delle celeberrime regioni francesi di Borgogna e Champagne. Questa prevalenza, del resto, non costituisce un mero primato quantitativo, ma il fondamento stesso di un sistema produttivo che, da solo, genera oltre il sessantadue per cento dell'intera produzione vinicola lombarda, incarnandone il cuore pulsante e la vocazione più autentica.

I numeri di una "gemma nascosta" e le sfide aperte

Una ricerca recentemente illustrata da TEHA - The European House-Ambrosetti, in occasione del lancio della community "Visione Vino", ha definito l'area una vera e propria "gemma nascosta" del panorama nazionale, sottolineando come la filiera vitivinicola lombarda, con un valore generato dalle produzioni certificate DOP e IGP stimato in quattrocentocinquantanove milioni di euro per il 2024, si collochi al settimo posto nella classifica regionale italiana. Dietro a questi indicatori positivi, tuttavia, permangono difficoltà strutturali, alcune delle quali ancora irrisolte, come dimostra la complessa vicenda – che forse sta conoscendo una svolta – della cooperativa Terre d'Oltrepò, la cui sorte rimane un nodo cruciale per l'economia locale.

La spinta dell'export e la strategia sui mercati

La direzione intrapresa, comunque, sembra orientata con decisione verso il consolidamento e l'innovazione. A confermarlo sono i dati commerciali del 2024, che hanno visto l'export dei vini pavesi raggiungere la cifra di trentacinque milioni e quattrocentomila euro, registrando una crescita impressionante del quaranta per cento rispetto al 2021. Un risultato che ha soddisfatto gli industriali e gli imprenditori riuniti in un recente incontro in Regione, dove si è discusso di come costruire una traiettoria di sviluppo condivisa con Assolombarda, finalizzata soprattutto a rafforzare la presenza sui mercati internazionali, considerati fondamentali per il futuro del distretto.

Turismo e Metodo Classico: le nuove frontiere

La proiezione esterna del territorio non passa soltanto attraverso le bottiglie, ma comincia a strutturarsi anche nell'offerta turistica. Sono infatti in fase di lancio i primi pacchetti vacanza dedicati specificamente all'Oltrepò, come annunciato dal presidente di "Colline & Oltre", la società partecipata da Intesa Sanpaolo, Fondazione Banca del Monte e Fondazione Cariplo nata per sostenere gli investimenti nell'oltrepadano. Parallelamente, la viticoltura locale guarda avanti puntando con convinzione sul vino spumantizzato, in particolare sul Metodo Classico e sulla recente proposta del nuovo nome "Classese", un tentativo di creare un'identità distintiva e riconoscibile per i cru più vocati, in un'ottica di valorizzazione che mira a coniugare tradizione e prospettiva.

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