Elisa Giugno trovata morta in una scarpata dell’Oltrepò Pavese, il Corpo seminascosto nell’erba alta

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il senza vita di una ragazza di ventidue anni, Elisa Giugno, è emerso dall’erba alta in fondo a una scarpata lungo la strada che collega Cecima alla frazione Serra del Monte, tra le colline dell’Oltrepò Pavese. A scoprirlo, un passante che – percorrendo una strada sterrata sopraelevata – ha notato una sagoma affiorare dalla vegetazione, lanciando l’allarme intorno alle dieci di mattina di martedì 28 aprile 2026. La giovane, residente a Voghera, risultava scomparsa da quasi una settimana: i genitori, non vedendola rientrare, ne avevano denunciato la scomparsa il 23 aprile, un giorno dopo l’ultimo contatto utile.

L’oblio della scarpata e i primi rilievi del medico legale

Il dirupo, che in alcuni tratti raggiunge un’altezza di circa ottanta metri, si trova in un’area isolata tra Salice Terme e Varzi, nel territorio comunale di Cecima, un borgo medievale di poco più di duecentocinquanta abitanti. Dai primi accertamenti condotti dal medico legale, il della ventiduenne – parzialmente occultato dall’erba – poteva giacere lì da almeno tre giorni, anche se le cause del decesso restano avvolte nel più completo mistero. Nessuna evidenza immediata, almeno al momento del ritrovamento, ha permesso di stabilire se si tratti di una caduta accidentale o di qualcosa di ben più sinistro; i rilievi tossicologici e istologici, quelli sì, potrebbero fornire risposte nelle prossime settimane.

L’amico interrogato e la perquisizione nell’abitazione

I carabinieri hanno sottoposto a un lungo interrogatorio il ragazzo che ospitava Elisa Giugno, un amico la cui abitazione – subito dopo il ritrovamento – è stata passata letteralmente al setaccio dagli investigatori. La perquisizione, avvenuta tra mercoledì e giovedì, ha riguardato l’intero immobile, senza che – stando a quanto filtrato – siano stati resi noti esiti concreti o sequestri particolarmente rilevanti. Il giovane, ascoltato per diverse ore nella caserma di Pavia, ha fornito la propria versione dei fatti; né lui né altri risultano al momento indagati formalmente, sebbene gli inquirenti non escludano di approfondire i suoi spostamenti delle ultime giornate precedenti la scomparsa.

Un silenzio di cinque giorni tra voci di paese e indagini chiuse

Dalla denuncia dei genitori (23 aprile) al ritrovamento del cadavere (28 aprile) sono passati cinque giorni, durante i quali della ventiduenne non si era avuta più alcuna traccia. L’area del ritrovamento, poco distante dalla provinciale che serpeggia tra i boschi dell’Oltrepò, non è di facile accesso; un dettaglio che ha subito orientato le indagini verso l’ipotesi che qualcuno potesse aver accompagnato lì il, o che la giovane vi sia giunta da sola, magari a bordo di un mezzo poi allontanato. I carabinieri hanno acquisito i tabulati telefonici e le immagini delle telecamere di sorveglianza nei comuni limitrofi, comprese alcune attività commerciali lungo la valle Staffora.

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