Elisa Giugno trovata morta a Cecima: la scarpata, l’amico interrogato e il giallo della scomparsa

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’allarme, scattato intorno alle dieci di mattina nella quiete apparente dell’Oltrepò Pavese, è stato lanciato da un passante. È stato lui – come spesso accade in questi drammi della cronaca provinciale – a notare un affiorare dal verde dell’erba alta, in fondo a una scarpata che fiancheggia la strada sterrata che da Cecima conduce alla frazione Serra del Monte. In quel dirupo, una pendenza di circa ottanta metri secondo le prime stime, giaceva Elisa Giugno, ventidue anni, residente a Voghera. La ragazza, della cui scomparsa i familiari avevano denunciato l’allarme giovedì scorso, non dava più notizie di sé da mercoledì, e il suo corpo senza vita è stato infine restituito a quel paesaggio collinare che forse frequentava abitualmente, forse per incontrare qualcuno. I carabinieri del comando provinciale, una volta giunti sul posto con il medico legale, hanno immediatamente isolato l’area per avviare i primi rilievi tecnici e quelle che gli addetti ai lavori definiscono “ispezioni sulla scena del ritrovamento”, operazioni delicate che non sempre coincidono con l’identificazione del luogo del decesso.

Un senza tracce evidenti e l’ipotesi dell’omicidio

Il primo esame esterno della salma, condotto dal medico legale sul posto, non avrebbe però restituito segni immediatamente riconducibili a una morte violenta. Attenzione: questo non significa, come è evidente per chi segue le dinamiche investigative, che la pista dell’omicidio sia stata archiviata. Anzi, fonti vicine agli inquirenti riferiscono che gli investigatori – coordinati dalla Procura di Pavia – non stanno escludendo nessuna ipotesi, né quella del gesto estremo o dell’incidente, né tantomeno quella del femminicidio. La ragazza, stando a quanto ricostruito, era conosciuta nell’ambiente per avere alcune fragilità caratteriali; su un profilo social si definiva persino “satanista”, ma a suo carico non risultavano precedenti penali o legati allo spaccio di stupefacenti. Tuttavia, solo l’autopsia – che sarà disposta nei prossimi giorni – potrà chiarire se ci siano stati traumi interni non visibili a occhio nudo o se magari sia intervenuta una causa naturale, come un malore o una fatale interazione con sostanze. Per ora, il silenzio degli investigatori è il dato più rilevante: non parlano di colpi, di armi, né di sangue, ma lasciano aperta ogni possibilità, compresa quella di una caduta accidentale dal pendio.

Perquisizioni in casa dell’amico e il rebus delle ultime ore

Mentre il della giovane veniva rimosso e trasportato all’obitorio, un’altra operazione cruciale si svolgeva a poca distanza, nella frazione di Serra del Monte. I carabinieri hanno infatti perquisito a lungo l’abitazione di un ragazzo di ventitré anni, un amico della vittima che è stato successivamente portato in caserma per essere interrogato. Secondo le prime indiscrezioni, Elisa sarebbe stata ospite a casa di questo coetaneo proprio nei giorni precedenti alla sua scomparsa, e proprio lì sarebbe stata vista viva l’ultima volta. Il ragazzo, che al momento risulta solo come persona informata sui fatti e non ha riportato alcuna restrizione formale, è stato sottoposto a un lungo colloquio, durante il quale gli investigatori hanno cercato di ricostruire i movimenti della ragazza, capire se fosse da sola quando si è allontanata o se qualcuno l’accompagnasse. Nel frattempo, i tabulati telefonici della vittima sono già stati acquisiti, e i Ris stanno setacciando il terreno scosceso alla ricerca di tracce biologiche o di impronte che possano appartenere a terzi.

Il giallo della caduta (o del trasporto) e le voci del paese

A complicare il quadro c’è la conformazione del luogo del ritrovamento. La scarpata è ripida, immersa nella vegetazione, non facilmente raggiungibile se non scendendo dal ciglio della strada. Da qui le domande che gli inquirenti si stanno ponendo: Elisa è caduta, magari di notte o in stato di alterazione, scivolando senza che nessuno potesse soccorrerla? Oppure è stata spinta, o addirittura gettata lì dopo essere morta altrove? La Procura non esclude che il campo fosse solo una “discarica” del, un tentativo di occultamento, piuttosto che la scena effettiva del crimine. Nel piccolo centro di Cecima, intanto, si susseguono i racconti dei residenti; qualcuno ha detto di aver sentito abbaiare i cani insistentemente nelle prime ore del mattino del ritrovamento. Una testimonianza, questa, che per quanto vaga, viene ora vagliata dai militari per tentare di stabilire una cronologia dei fatti, un frame temporale che al momento appare ancora confuso: la data del decesso potrebbe risalire anche a due o tre giorni prima del ritrovamento, quando la ventiduenne ha smesso di dare segni di vita. I carabinieri hanno ascoltato una ventina di persone nel tentativo di delineare le frequentazioni della ragazza, ma al momento – a quanto si apprende – il fascicolo rimane pesantemente indiziario, in attesa dei riscontri della scienza e del prossimo interrogatorio dei testimoni chiave.

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