Il dna dei tumori dei gatti è una mappa anche per l’uomo

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Vivono accanto a noi, condividono il nostro ambiente, dormono sui nostri divani e respirano la nostra stessa aria, eppure, fino a oggi, del loro cancro si sapeva sorprendentemente poco. I gatti domestici, che l’Istat stima essere ospitati in oltre il 17% delle famiglie italiane, rappresentano una presenza familiare costante, ma la genetica delle patologie oncologiche che li colpiscono – e che costituiscono una delle principali cause di malattia e morte per loro – era rimasta una scatola nera. Una barriera, quella dell’ignoto, che un imponente studio internazionale pubblicato sulle pagine di Science ha finalmente infranto, sequenziando e analizzando su larga scala l’oncogenoma felino -5-9. I ricercatori, coordinati dal Wellcome Sanger Institute nel Regno Unito in collaborazione con l’Ontario Veterinary College canadese e l’Università di Berna, con un contributo dell’Istituto San Raffaele di Milano, hanno esaminato 493 campioni tumorali prelevati da gatti in cinque diversi Paesi, confrontandoli con tessuti sani e, particolare di cruciale importanza, con i dati relativi ai tumori umani -1-9.

Geni driver e sorprendenti analogie molecolari

L’indagine, concentrandosi sugli ortologhi felini di circa mille geni associati al cancro nell’uomo, ha permesso di identificare i cosiddetti geni “driver”, cioè quelle mutazioni chiave che spingono le cellule a moltiplicarsi in maniera incontrollata trasformandosi in maligne -3-7. È emerso con chiarezza che i meccanismi genetici alla base di numerosi tumori felini sono sorprendentemente simili a quelli osservati in noi. Tra gli oncogeni condivisi spicca TP53, il gene soppressore più frequentemente mutato nei tumori umani, che presenta una prevalenza analoga anche nei campioni prelevati dai gatti -7-9. Ma l’analogia più forte, e forse la più promettente in ottica terapeutica, riguarda il carcinoma mammario. Nel gatto, questa neoplasia si presenta spesso in forma aggressiva, e lo studio ha rivelato che in oltre la metà dei casi analizzati – più del cinquanta per cento – il gene maggiormente alterato è FBXW7 -1-6. Negli esseri umani, la medesima mutazione è associata a una prognosi infausta nel carcinoma della mammella, in particolare nella variante triplo negativa, una forma rara ma estremamente difficile da trattare per la quale è complesso raccogliere campioni sufficienti per la ricerca -4-5. Le gatte, sviluppando questo sottotipo con maggiore frequenza, offrono quindi un modello inaspettato e prezioso per studiarne i meccanismi e testare nuove strategie.

Dai farmaci agli stili di vita, la strada della one medicine

I ricercatori, approfondendo l’analisi sui tessuti, hanno inoltre osservato che alcuni chemioterapici, in particolare la vincristina e la vinorelbina, si dimostravano più efficaci proprio su quei tumori mammari felini caratterizzati dalla mutazione del gene FBXW7 -3-5. Un dato, questo, che apre scenari fino a ieri impensabili: farmaci già in uso nella clinica umana e veterinaria potrebbero essere impiegati in studi clinici su gatti affetti da queste specifiche forme di cancro, e i risultati ottenuti potrebbero rivelarsi estremamente informativi per sviluppare terapie mirate anche per le pazienti umane. Non solo, perché il secondo gene maggiormente mutato nei carcinomi mammari dei felini è risultato essere PIK3CA, presente nel quarantasette per cento dei casi, una mutazione ben nota in oncologia umana dove viene già contrastata con farmaci inibitori -3-6. Esiste poi un ulteriore elemento che rende i gatti domestici delle sentinelle preziose: la condivisione dell’ambiente domestico. Esposti agli stessi inquinanti, al fumo passivo e ad altri fattori di rischio ambientali dei loro proprietari, lo studio del loro Dna tumorale può rivelare “firme mutazionali” specifiche, come quelle indotte dai raggi ultravioletti riscontrate in oltre la metà dei carcinomi squamocellulari della pelle dei gatti, fornendo indizi cruciali sull’interazione tra genetica e ambiente nello sviluppo del cancro -5-6.

Un archivio genetico aperto per la ricerca

Il lavoro non si è limitato alla mappatura, ma ha portato alla creazione di un database dell’oncogenoma felino reso accessibile gratuitamente all’intera comunità scientifica -1-9. Un passo fondamentale per accelerare la ricerca in campo veterinario, colmando il ritardo che i gatti hanno accumulato rispetto ai cani nello sviluppo di una oncologia di precisione, ma anche per alimentare quel flusso bidirezionale di conoscenze tra medicina umana e veterinaria che va sotto il nome di “One Medicine” o “One Health” -2-5. L’idea di fondo, sostenuta con forza dagli autori dello studio, è che la salute umana e quella animale possano progredire di pari passo, imparando l’una dall’altra. I gatti, con il loro corredo genetico ora in gran parte svelato, non sono più solo compagni di vita, ma potenziali alleati nella lotta a una malattia che, attraverso i secoli e le specie, continua a colpire con meccanismi sorprendentemente simili.

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