Sostenibilità e due diligence: L'Europarlamento approva il rinvio degli obblighi per le imprese
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Redazione Economia
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L’entrata in vigore dei nuovi obblighi di rendicontazione ambientale, sociale e di governance (ESG) per le imprese, prevista inizialmente per il biennio 2025-2026, potrebbe subire uno slittamento. Il Parlamento europeo ha infatti approvato, con 477 voti a favore, 221 contrari e 14 astenuti, la procedura d’urgenza per la proposta "stop the clock", inserita nel pacchetto Omnibus. Questa misura, voluta dalla Commissione Europea, posticipa l’applicazione di alcuni requisiti di sostenibilità aziendale e di due diligence, oltre a spostare la scadenza per il recepimento delle norme relative alla due diligence stessa.
La decisione, che sarà sottoposta a votazione definitiva giovedì, mira a rinviare diversi obblighi in attesa dell’approvazione delle semplificazioni previste dalla direttiva Omnibus. Quest’ultima, nata per razionalizzare normative come la CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) e la CSDD (Corporate Sustainability Due Diligence Directive), ha generato non poche perplessità tra gli operatori economici. Livio Livi, dirigente del settore energetico e cofondatore di SostenibileOggi, ha sottolineato come "non ci sia niente di peggio di un quadro di regole che genera incertezza", evidenziando le difficoltà per le aziende europee, comprese quelle italiane, di adeguarsi a normative ancora in fase di definizione.
Il pacchetto "stop the clock" rappresenta una risposta alle pressioni delle imprese, che chiedevano più tempo per adattarsi ai nuovi standard. Se da un lato il rinvio potrebbe alleviare gli oneri amministrativi, dall’altro rischia di rallentare il percorso verso una maggiore trasparenza nella rendicontazione non finanziaria. Intanto, il Green Deal europeo continua a essere un faro politico, ma le tempistiche della sua attuazione rimangono oggetto di dibattito.




