La direttiva Omnibus I riscrive le regole della sostenibilità: reporting e due diligence solo per i grandi numeri

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea del 26 febbraio 2026, la Direttiva (UE) 2026/470, meglio conosciuta come pacchetto Omnibus I, ridisegna in modo profondo il perimetro degli obblighi di rendicontazione e di diligenza per le imprese europee. Il provvedimento, che modifica sostanzialmente la rate Sustainability Reporting Directive (CSRD) e la Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD), introduce una sforbiciata significativa al numero di soggetti tenuti a rispettare i nuovi paletti in materia ambientale, sociale e di governance (ESG). L’obiettivo, dichiarato fin dalla presentazione della proposta della Commissione Europea nel febbraio del 2025, è quello di semplificare il quadro normativo e ridurre gli oneri amministrativi, concentrando gli sforzi solo sulle realtà di maggiori dimensioni e con un fatturato più elevato, in un'ottica di competitività del tessuto produttivo comunitario.

Il nuovo perimetro della rendicontazione: addio all’effetto a cascata

Con l’entrata in vigore della nuova direttiva, l’obbligo di redigere il bilancio di sostenibilità viene circoscritto in maniera netta. Rientreranno nell'ambito di applicazione della CSRD soltanto le grandi imprese che superano contemporaneamente la soglia media dei mille dipendenti e quella del fatturato netto annuo di 450 milioni di euro. Un cambiamento epocale, se si considera che la versione precedente della direttiva includeva un numero molto più elevato di aziende, con un conseguente effetto a catena lungo le filiere. Per proteggere le imprese più piccole da richieste massive di dati, il legislatore europeo ha introdotto il concetto di “imprese protette”: tutte quelle con meno di mille dipendenti, che fanno parte della catena del valore di un’azienda obbligata, non potranno più essere sommerse da richieste informative sproporzionate. Per loro, la rendicontazione sarà limitata a standard volontari come il VSME, evitando così di dover sostenere costi amministrativi non previsti.

Due diligence di sostenibilità: obblighi ridotti all’osso e più flessibilità

Anche il fronte della due diligence, disciplinato dalla CSDDD, subisce una revisione drastica. L’obbligo di identificare, prevenire e mitigare gli impatti negativi su diritti umani e ambiente lungo la catena di attività sarà ora riservato a un club ancora più ristretto di imprese: quelle con oltre cinquemila dipendenti e un fatturato netto annuo superiore a 1,5 miliardi di euro. La direttiva Omnibus I introduce inoltre un approccio più flessibile e basato sul rischio: le aziende potranno concentrare la loro analisi sulle aree della catena del valore in cui è più probabile che si verifichino impatti avversi, utilizzando informazioni ragionevolmente disponibili e senza dover setacciare ogni singolo anello della filiera con la stessa intensità.

Una delle modifiche di maggior peso, che ha suscitato un acceso dibattito durante l’iter di approvazione, è la cancellazione dell’obbligo, precedentemente previsto, di adottare e attuare un piano di transizione climatica allineato agli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Viene meno, di conseguenza, anche l’articolo che imponeva specifici doveri di contrasto al cambiamento climatico. Parallelamente, salta il regime armonizzato di responsabilità civile a livello europeo per le violazioni del dovere di diligenza, rimettendo la disciplina della materia ai singoli ordinamenti nazionali, seppur con un tetto massimo alle sanzioni amministrative fissato al 3% del fatturato mondiale dell’impresa inadempiente.

Tempistiche di recepimento e protezione delle catene del valore

Per quanto riguarda i tempi di attuazione, gli Stati membri avranno un anno di tempo dall’entrata in vigore della direttiva per recepire le nuove disposizioni sulla rendicontazione, con l’obbligo per le imprese interessate di applicarle a partire dal 2028 per l’esercizio 2027. Per la CSDDD, i termini sono più lunghi: il recepimento dovrà avvenire entro il 26 luglio 2028, mentre le imprese dovranno conformarsi agli obblighi di due diligence a partire dal 26 luglio 2029. Un altro aspetto qualificante della riforma riguarda la tutela dei partner commerciali minori: le aziende soggette alla due diligence non potranno più risolvere unilateralmente i contratti come extrema ratio in caso di impatti negativi, e le richieste di informazioni verso fornitori con meno di cinquemila dipendenti saranno ammesse solo se non altrimenti ottenibili.

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