Maria Spinelli uccisa al rave in Svizzera, il padre del killer: «Chiediamo scusa. Nostro figlio aveva problemi psichici»
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Redazione Interno
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«Il pensiero va soprattutto alle vittime, alla giovane donna deceduta, alla sua famiglia e ai feriti. È terribile. Ci scusiamo per nostro figlio». A quasi una settimana dalla sparatoria che ha sconvolto il rave party di Aarau, in Svizzera, costando la vita a Maria Spinelli, 22enne originaria dell'Abruzzo, e ferendo altre sei persone, il padre del presunto autore della strage rompe il silenzio.
Lo fa in un'intervista esclusiva concessa al Quotidien Jurassien, nella quale racconta gli ultimi contatti con il figlio e rivela dettagli inediti sulla sua salute psichica e sul suo progressivo isolamento.
Il dramma della famiglia dell'aggressore
I genitori del 43enne, cittadino svizzero residente nel Canton Giura, sono stati svegliati dalla polizia nella notte tra il 30 e il 31 agosto. Solo in seguito hanno compreso che la perquisizione della stanza del figlio, nella loro abitazione, era collegata alla sparatoria. Il padre racconta di averlo visto per l'ultima volta il giorno prima del fatto: il 43enne stava per partire con il suo furgone per un viaggio, e la famiglia avrebbe dovuto ritrovarsi in Italia all'inizio della settimana successiva per trascorrere insieme una vacanza.
«L'ultimo messaggio che abbiamo ricevuto è arrivato quel giorno – ha dichiarato il padre – ha scritto a sua madre dicendo che era arrivato bene e che era tutto a posto. Ma non sapevamo nemmeno dove si trovasse». Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l'uomo ha sparato circa quaranta colpi con un fucile d'assalto contro la folla del rave, per poi allontanarsi e consegnarsi alla polizia cantonale del Giura, dichiarando di non stare bene dal punto di vista della salute da tempo.
La diagnosi di schizofrenia e il possesso delle armi
Secondo quanto riferito dal padre, il figlio soffriva da anni di gravi disturbi psichici, con una diagnosi di schizofrenia risalente a circa vent'anni fa. Nel 2007 era stato ricoverato per tre settimane in una clinica psichiatrica a Delémont e percepiva una pensione di invalidità al cento per cento. Con il tempo si era progressivamente isolato, evitando i contatti sociali e rifiutando di parlare della propria vita. «Eravamo praticamente le uniche persone che frequentava ancora – ha spiegato il padre – non voleva parlare di sé.
Non appena gli chiedevamo qualcosa, rispondeva che non erano affari nostri». La terapia farmacologica era stata gradualmente ridotta e, secondo il padre, l'uomo non assumeva più farmaci da tempo, nonostante i tentativi della famiglia di farlo ricominciare. Un aspetto che sconcerta i genitori è la facilità con cui il figlio sia riuscito a entrare in possesso di un arsenale: nel suo veicolo sono state sequestrate tre armi da fuoco, una pistola e due fucili d'assalto del tipo AK-74, tutte regolarmente registrate a suo nome.
Il padre ha sottolineato la contraddizione tra la condizione di invalidità psichica e la possibilità di detenere legalmente quelle armi, dichiarandosi incredulo di fronte a questa circostanza e contestando anche le ricostruzioni delle autorità che avevano ipotizzato un precedente servizio militare.
L'ultimo saluto a Maria Spinelli
Nel frattempo, a Città Sant'Angelo, la comunità si è stretta intorno alla famiglia di Maria Spinelli. La camera ardente è stata allestita nella casa funeraria De Bonis e un flusso continuo di persone ha reso omaggio alla giovane, che da circa sei mesi si era trasferita in Svizzera per lavoro. I funerali si sono svolti nella Collegiata di San Michele Arcangelo, dove amici, parenti e concittadini hanno voluto dare l'ultimo saluto alla 22enne, ricordata sul necrologio con un messaggio che la immagina mentre «balla tra gli angeli la musica che tanto le accendeva il cuore».
La salma era rientrata in Italia nella tarda serata di giovedì, accompagnata dalla madre e dai fratelli, grazie anche al supporto del Consolato italiano a Basilea.
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