Sparatoria al rave di Aarau, 40 colpi sparati senza un movente
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Redazione Interno
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La sparatoria al rave di Aarau è stata compiuta da un uomo di 43 anni che ha agito da solo, sparando 40 colpi e colpendo “a caso” con un fucile d’assalto. Nell’attacco in Svizzera ha perso la vita Maria Spinelli, italiana di 22 anni. Il responsabile delle indagini, Matthias Schildknecht, ha spiegato durante una conferenza stampa che non sono emerse prove di un movente ideologico e che l’autore dell’attacco avrebbe aperto il fuoco contro i giovani presenti senza un motivo individuato. Dalle informazioni diffuse emerge inoltre che l’uomo ha dichiarato di soffrire da tempo di problemi di salute mentale, un elemento che si accompagna a un altro dato centrale dell’inchiesta: deteneva legalmente tre armi.
Il killer di Aarau ha agito da solo e avrebbe sparato “a caso”
Gli accertamenti sulla sparatoria al rave party delineano almeno un profilo dell’attentatore, pur senza indicare un movente per l’azione. Secondo quanto riferito dalla polizia svizzera, il cittadino svizzero di 43 anni non avrebbe avuto complici e avrebbe utilizzato una pistola e due fucili d’assalto contro i giovani presenti al rave. Gli investigatori non hanno trovato elementi che consentano di collegare l’attacco a una motivazione ideologica. La ricostruzione resa pubblica insiste invece sulla natura apparentemente indiscriminata degli spari: l’uomo avrebbe colpito “a caso”, esplodendo complessivamente 40 colpi e provocando, tra le conseguenze dell’attacco, la morte della 22enne italiana Maria Spinelli.
La mancanza di un movente individuato è uno degli aspetti centrali dell’inchiesta. Le informazioni disponibili descrivono un’azione compiuta senza una ragione emersa dagli accertamenti e senza prove di un obiettivo ideologico. Proprio per questo il profilo personale dell’autore assume particolare rilievo nei dettagli comunicati dopo la sparatoria. L’uomo ha dichiarato di avere da tempo problemi di salute mentale e anche la sua famiglia ha riferito l’esistenza di problemi psichici. Nonostante questa situazione, dalle informazioni fornite risulta che il 43enne possedeva legalmente tre armi e che non era mai stato sottoposto a una visita.
Le tre armi detenute legalmente e la domanda del padre di Maria
Il possesso legale delle armi è diventato uno dei punti più delicati emersi dopo l’attacco di Aarau. Il 43enne disponeva di tre armi, mentre nello stesso tempo vengono riferiti problemi di salute mentale dichiarati dall’uomo e indicati anche dalla sua famiglia. Tra i dettagli riportati figura inoltre il fatto che non fosse mai stato sottoposto a una visita. Sono circostanze che entrano direttamente nelle domande sollevate dopo la morte di Maria Spinelli, perché l’indagine non riguarda soltanto la dinamica dei 40 colpi sparati al rave, ma porta in primo piano anche le condizioni nelle quali l’attentatore poteva detenere legalmente le armi utilizzate.
Il padre di Maria Spinelli, attraverso il proprio legale, ha infatti chiesto come fosse possibile che una persona con disagio mentale avesse a disposizione delle armi. La domanda nasce dai nuovi elementi emersi dopo la conferenza stampa degli investigatori e dal profilo attribuito al responsabile della sparatoria. Da una parte non risultano prove di un movente ideologico e l’uomo avrebbe agito da solo, senza scegliere obiettivi specifici; dall’altra vengono indicati problemi psichici precedenti e il possesso regolare di tre armi. L’inchiesta sulla morte della 22enne italiana si concentra così anche sul rapporto tra la situazione personale del killer e la possibilità di detenere legalmente l’arsenale.
Maria Spinelli uccisa durante il rave in Svizzera
Maria Spinelli aveva 22 anni ed è la vittima italiana della sparatoria avvenuta durante il rave party di Aarau. La ricostruzione diffusa dagli investigatori indica che il killer avrebbe aperto il fuoco senza individuare bersagli precisi, utilizzando le armi contro i giovani presenti e sparando decine di colpi. L’assenza di un movente accertato e la dichiarazione dell’uomo sui propri problemi di salute mentale sono i principali elementi emersi nella fase dell’inchiesta descritta finora. Sullo sfondo resta la richiesta della famiglia della giovane, che attraverso il padre pone l’attenzione sulle condizioni che avevano consentito al 43enne di possedere legalmente tre armi nonostante il disagio mentale riferito.
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