Meloni a : "I giovani chiedono sicurezza, la legge anti-maranza nasce dalle loro richieste"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   "Diversi i giovani che mi hanno scritto per chiedermi di fare qualcosa per non dover più convivere con la violenza delle baby gang". Con queste parole, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha scelto di rivolgersi direttamente alle nuove generazioni, spiegando in un'intervista esclusiva a le ragioni che hanno spinto il governo a varare il pacchetto di misure sulla sicurezza e la giustizia minorile, già ribattezzato dalla maggioranza come ddl "anti-maranza".

Un intervento normativo che la premier ha voluto presentare non come una semplice stretta repressiva, bensì come una risposta a precise sollecitazioni provenienti dal mondo giovanile, spesso raccontato in una chiave che non corrisponderebbe alla realtà dei fatti. L'occasione è stata utile anche per respingere le critiche delle opposizioni, che vedono nel provvedimento un pericoloso automatismo che rischia di criminalizzare un'intera generazione, e per rivendicare un approccio che, nelle intenzioni dell'esecutivo, non contrappone la prevenzione alla necessità di far rispettare le regole.

L'appello dei ragazzi e la narrazione da ribaltare

Secondo quanto riportato dalla stessa Meloni, non sarebbe una distante percezione politica a guidare l'azione del governo, ma un bisogno concreto espresso da chi quei luoghi della movida e delle città li vive ogni giorno. "Spesso i giovani vengono raccontati in un modo che non corrisponde alla realtà", ha affermato la presidente, citando le numerose richieste ricevute da studenti e adolescenti.

I ragazzi, ha spiegato, sono i primi a voler vivere in città sicure, a voler uscire la sera senza paura, a poter prendere un treno o un autobus in tranquillità e a frequentare una piazza senza dover convivere con la violenza delle baby gang. La premier ha quindi sottolineato come il consenso raccolto dal portale Skuola.

Net verso i provvedimenti del governo, con percentuali che oscillano tra il 68 e l'86% a seconda delle misure, dimostrerebbe che i giovani hanno compreso il senso profondo della norma: non si dice che un ragazzo va in carcere perché è giovane, ma che chi delinque risponde delle proprie azioni, indipendentemente dall'età.

La svolta sulla imputabilità e il principio di responsabilità

Il cuore del provvedimento, approvato dal Consiglio dei ministri il 22 luglio, modifica in maniera sostanziale l'articolo 98 del codice penale riguardante l'imputabilità dei minori tra i 14 e i 18 anni. Finora il giudice era tenuto ad accertare caso per caso se il minorenne al momento del fatto fosse capace di intendere e di volere, ma con il nuovo disegno di legge questa capacità viene presunta fino a prova contraria, invertendo di fatto l'onere della prova.

"Chi aggredisce, chi rapina, chi devasta deve pagare sempre, anche se ha 15 o 16 anni", ha ribadito la premier, spiegando che prima si presumeva l'incapacità mentre oggi si presume la responsabilità. Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha precisato che si tratta di una facilitazione del processo e delle indagini, specificando che l'età dell'imputabilità rimane fissata a 14 anni e che non si tratta di un inasprimento delle pene, ma di un diverso criterio di accertamento.

Prevenzione e fermezza: il doppio binario del governo

Nonostante la durezza delle nuove disposizioni, che includono anche norme severe contro la diffusione dei coltelli e pene più dure per i danneggiamenti di gruppo, Meloni ha voluto smontare quella che considera una falsa contrapposizione tra sicurezza e prevenzione.

"Penso che si faccia un errore quando si prova a mettere in contrapposizione prevenzione e sicurezza", ha dichiarato, garantendo l'impegno del governo a lavorare quotidianamente sulle cause del disagio come la scuola, lo sport, il sostegno alle famiglie, la lotta alla dispersione scolastica e la creazione di opportunità lavorative e formative all'estero. Un approccio che la stessa premier ha definito come l'equilibrio giusto da costruire, ricordando che la fermezza senza alternative non basta, ma che le alternative senza fermezza non risolvono il problema.

Tuttavia, le opposizioni hanno accolto con durezza la riforma, con il Partito Democratico che parla di una criminalizzazione di un'intera generazione e con Alleanza Verdi e Sinistra che accusa il governo di rispondere al disagio giovanile con il carcere invece che con politiche sociali e investimenti nell'istruzione.

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