Il mistero di Bakken, maschera per ossigeno e un'auto psia in Italia per il biatleta trovato morto
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Redazione Sport
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Un'ombra inquietante, carica di interrogativi ancora tutti da sciogliere, avvolge la tragica scomparsa del biatleta norvegese Sivert Guttorm Bakken. Il giovane atleta di ventisette anni è stato rinvenuto senza vita nella sua stanza d'albergo a Passo Lavazè, in Trentino, dove si stava concedendo una breve pausa di riposo in compagnia di alcuni colleghi della squadra. La scoperta, avvenuta nella mattinata del 23 dicembre, ha immediatamente assunto contorni sinistri a causa di un particolare agghiacciante: Bakken indossava una maschera per l'ossigeno da altitudine, uno strumento il cui utilizzo in quel contesto ha immediatamente sollevato il dubbio di pratiche illecite. La federazione norvegese di biathlon, nel rendere noto il macabro dettaglio, ha sottolineato con freddezza istituzionale di non essere "attualmente a conoscenza delle circostanze relative all'acquisizione e all'utilizzo di questa maschera", una dichiarazione che, lungi dal chiarire, non fa che accendere i riflettori sulle possibili dinamiche della morte.
Un'amicizia spezzata e il dolore di un compagno di pista
La notizia, giunta come un fulmine a ciel sereno, ha lasciato una scia di dolore e sconcerto che travalica i confini della nazionale scandinava, colpendo al cuore l'intero mondo del biathlon. Tra coloro che hanno vissuto la tragedia in prima persona c'è l'azzurro Tommaso Giacomel, legato a Bakken da un profondo vincolo di amicizia nato e coltivato tra le piste di neve e i poligoni di tiro. In un commovente ricordo pubblicato sui social, Giacomel ha dato voce a uno strazio privato che è diventato pubblico, rivelando di aver condiviso con il norvegese non solo gli allenamenti ma anche il progetto di festeggiare insieme il prossimo Capodanno. Un futuro improvvisamente cancellato, quello descritto dall'atleta italiano, che ha parlato di una devastazione personale di fronte a una perdita percepita come profondamente ingiusta.
Le indagini e la strada dell'autopsia
Proprio per fare luce su quanto accaduto in quell'hotel trentino, le autorità hanno disposto che l'autopsia sul di Bakken venga eseguita in Italia, senza attendere il rimpatrio della salma e nel corso stesso delle festività natalizie. Una decisione che evidenzia l'urgenza e la delicatezza dell'indagine, demandata completamente agli organi investigativi e alla magistratura. La federazione norvegese, del resto, ha ribadito con nettezza che soltanto la polizia e le autorità forensi competenti potranno stabilire con certezza la sequenza degli eventi e, soprattutto, la causa del decesso. Si tratta di un passaggio cruciale, l'unico in grado di separare i fatti accertati dalle mere supposizioni che già circolano attorno a questa vicenda.
Il silenzio delle istituzioni e l'attesa di risposte
In attesa che gli esami autoptici forniscano dati scientifici incontrovertibili, la morte del biatleta rimane avvolta in un mistero fitto. La presenza della maschera per l'ossigeno, oggetto di cui non si conosce la provenienza né le modalità d'uso in quella fatale circostanza, rappresenta il nodo centrale attorno al quale si dipanano le investigazioni. Le dichiarazioni ufficiali, per il momento, si limitano a constatare l'ignoto, evitando con cautela qualsiasi tipo di speculazione che possa influenzare o pregiudicare il lavoro degli inquirenti. Rimane il fatto, nudo e crudo, di un atleta nel fiore degli anni trovato morto in una condizione anomala, mentre il mondo dello sport attende, in un silenzio carico di angoscia, che la verità emerga dalla penombra di quella camera d'albergo.




