Torture sistematiche in Russia, la denuncia di Orlov: "Prigionieri ucraini e dissidenti russi nel mirino"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Oleg Orlov, tra i fondatori dell’organizzazione per i diritti umani Memorial, condannato in Russia a due anni e mezzo di carcere per "discredito alle forze armate" e poi liberato nell’ambito di uno scambio di prigionieri tra Mosca e Washington nell’agosto 2023, denuncia all’Adnkronos un sistema di torture sempre più strutturato nelle carceri russe. Le vittime, spiega, sono principalmente prigionieri di guerra ucraini, contro i quali vengono spesso aperti procedimenti penali, dissidenti politici ucraini e russi condannati con accuse di terrorismo. Mancano invece dati precisi sul numero totale di detenuti politici russi, una lacuna che rende ancora più opaca la situazione.

Intanto, mentre la guerra in Ucraina entra nel suo 1.203esimo giorno, Kiev e Mosca hanno avviato uno scambio di prigionieri, il primo dopo gli accordi raggiunti a Istanbul. Volodymyr Zelensky ha annunciato su Telegram il ritorno di un gruppo di militari ucraini, tra cui feriti e minorenni, sottolineando che l’operazione proseguirà a fasi nei prossimi giorni. "La nostra gente è a casa", ha scritto il presidente ucraino, auspicando che gli impegni umanitari presi durante i colloqui vengano rispettati integralmente.

Lo scambio, che prevede anche la restituzione delle salme di soldati caduti e il rilascio di altri 500 prigionieri per parte, non sembra però aprire a una vera distensione. Le ostilità continuano senza tregua: nelle ultime ore, le forze russe hanno lanciato 20 missili e un numero record di 479 droni, di cui 460 sono stati abbattuti dalle difese ucraine.

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