Anna Maria Bernini: "Le università sono spazi di libertà", ma Trump colpisce ancora Harvard

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre Anna Maria Bernini, ministra dell’Università e della Ricerca, ribadisce che gli atenei devono essere «spazi di libertà e cosmopolitismo», dall’altra parte dell’oceano l’amministrazione Trump torna a colpire il mondo accademico. Stavolta è toccato a Harvard, simbolo dell’eccellenza universitaria, finire nel mirino della Casa Bianca con una mossa che ha scatenato polemiche e interventi giudiziari.

La decisione del governo federale – annunciata dalla segretaria alla Sicurezza interna Kristi Noem – avrebbe dovuto cancellare con effetto immediato i visti degli studenti stranieri iscritti all’ateneo, costringendoli a lasciare il Paese entro 72 ore. Un provvedimento che, se non fosse stato bloccato in extremis da un giudice federale della California, avrebbe trasformato migliaia di giovani in immigrati irregolari. Il magistrato Jeffrey White ha definito «arbitraria e instabile» la mossa dell’esecutivo, accusandolo di aver «abusato della propria autorità».

Non è la prima volta che Trump prenda di mira le università, considerate da molti suoi sostenitori roccaforti del progressismo. Già in passato, l’Immigration and Customs Enforcement (Ice) aveva fatto discutere per le sue politiche aggressive, ma questa volta la revoca dei visti – motivata ufficialmente da questioni burocratiche – ha assunto i contorni di una battaglia ideologica.

A scendere in campo contro la decisione è stato anche Larry Summers, ex presidente di Harvard ed ex segretario al Tesoro sotto Bill Clinton, che in un post su X ha parlato senza mezzi termini di «tirannia». «Trasformare in nemici migliaia di giovani tra i più talentuosi al mondo – ha scritto – è un’azione di vendetta che supera ogni limite».

Intanto, mentre a Bruxelles si discute di ricerca e cooperazione internazionale, il caso Harvard riaccende il dibattito sull’autonomia delle istituzioni accademiche. Bernini, raggiunta tra una seduta e l’altra del Consiglio europeo, evita di commentare direttamente la vicenda americana, ma le sue parole su libertà e cosmopolitismo suonano come un implicito sostegno agli atenei sotto attacco.

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