Meloni al Senato: «Non rimpiango il muro di Berlino o i carri armati russi»
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Redazione Interno
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«Se l'Ucraina smettesse domani di difendersi, come in molti auspicano o propongono, noi non avremmo la pace. Noi discuteremmo dell'occupazione di una nazione europea, e del ritorno dell'imperialismo di stampo sovietico che l'Europa ha conosciuto per mezzo secolo». Con queste parole la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha aperto le comunicazioni al Senato in vista del Consiglio europeo, affrontando il tema del sostegno a Kiev davanti all'Aula.
La posizione del governo sull'Ucraina
La premier ha respinto con fermezza l'ipotesi di una resa ucraina come via per la pace, definendola una conquista e non un negoziato. «Personalmente non rimpiango quegli anni, non rimpiango i carri armati russi che repressero le rivolte di Praga e Budapest, non rimpiango il Muro di Berlino», ha dichiarato Meloni, suscitando una standing ovation dalla maggioranza. Il passaggio ha ribadito i pilastri della posizione italiana: sostegno a Kiev con particolare attenzione alla popolazione civile, pressione su Mosca e unità euro-atlantica.
Meloni ha anche lanciato un avvertimento sulle conseguenze di un eventuale cessazione della difesa ucraina, sottolineando che «la resa di chi difende la propria libertà» non può essere chiamata pace. Il riferimento storico ai carri armati sovietici a Praga e Budapest e al Muro di Berlino ha rappresentato il momento di maggiore intensità del discorso, con applausi prolungati dallo schieramento di governo.
La richiesta di flessibilità sui conti pubblici
Sul fronte economico, la presidente del Consiglio ha sollevato il tema della flessibilità nel corso del dibattito sulla crisi energetica, riprendendo i termini della lettera inviata alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Meloni ha chiesto che lo shock energetico e inflazionistico venga adeguatamente considerato nel calcolo della spesa consentita dalle regole europee.
Nella missiva, la premier aveva sottolineato come l'ammontare della spesa direttamente interessata da un'inflazione significativamente superiore alle previsioni equivalga al 20,4% del Pil, con ulteriori componenti che rappresentano il 12,0% del Pil.
La richiesta italiana prevede inoltre che gli Stati nazionali possano utilizzare almeno una parte dell'extragettito IVA generato dall'aumento dei prezzi per finanziare misure temporanee e mirate a sostegno di imprese e famiglie. «Sarebbe difficile spiegare ai cittadini che per rispondere allo shock non possiamo neanche utilizzare le maggiori entrate che quello shock sta producendo», ha argomentato Meloni. La Commissione europea, per voce dei suoi portavoce, ha replicato ricordando di aver «già dato più flessibilità agli Stati membri».
Materie prime critiche e autonomia produttiva
Nel suo intervento, la presidente del Consiglio ha affrontato anche il tema delle materie prime critiche, indicando litio, cobalto, grafite e terre rare come risorse essenziali per la transizione energetica, digitale e per la difesa. Meloni ha evidenziato come l'Europa le importi quasi interamente, spesso da un'unica nazione, con il rischio di «uscire da una dipendenza solo per entrare in un'altra».
In questo quadro si inserisce la candidatura italiana a ospitare a Porto Marghera uno dei primi siti europei di stoccaggio strategico di tali materie, iniziativa che potrebbe diventare un progetto pilota.
Le reazioni in Aula
Durante le dichiarazioni di voto, la deputata Elena Bonetti di Azione ha espresso una posizione di sostegno alla linea del governo sull'Ucraina, dichiarando che «vogliamo continuare a difendere il continente europeo difendendo senza se e senza ma l'Ucraina». Bonetti ha chiesto l'invio di armi, l'insistenza sulle sanzioni e un appello alle forze di centro affinché «il centro torni a fare il centro». La posizione espressa dalla deputata si colloca nel solco delle dichiarazioni di voto sulle comunicazioni della premier, con un richiamo all'unità delle forze europeiste.
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