Meloni al Senato: «Non rimpiango il Muro di Berlino», standing ovation della maggioranza
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Redazione Esteri
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La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha pronunciato oggi al Senato le comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre, un intervento che ha spaziato dal costo dell'energia al sostegno all'Ucraina, dalle spese per la difesa al processo di pace, con un passaggio che ha provocato una standing ovation immediata e prolungata dai banchi della maggioranza.
La frase che ha scatenato l'applauso
«Se l'Ucraina smettesse domani di difendersi, come in molti auspicano o propongono, noi non avremmo la pace. Noi discuteremmo dell'occupazione di una nazione europea, e del ritorno dell'imperialismo di stampo sovietico che l'Europa ha conosciuto per mezzo secolo». Con queste parole la premier ha delineato il cuore del suo ragionamento, aggiungendo: «Personalmente non rimpiango quegli anni, non rimpiango i carri armati russi che repressero le rivolte di Praga e Budapest, non rimpiango il Muro di Berlino».
La frase, scandita con enfasi, ha fatto scattare l'applauso dei senatori di centrodestra, che si sono alzati in piedi. Meloni ha poi concluso il passaggio con una formula che ha ulteriormente rafforzato il concetto: «Nessuno mi convincerà del fatto che la resa di chi difende la propria libertà possa chiamarsi pace. La pace che vogliamo, e che lavoriamo per costruire, anche pagando un prezzo in termini di consenso, è una pace giusta, perché solo una pace giusta può durare, solo una pace giusta mette al sicuro l'Europa e i nostri interessi».
La posizione sull'Ucraina e il ruolo dell'Europa
Nel suo intervento, la presidente del Consiglio ha ribadito che «la posizione del governo non cambia»: sostegno a Kiev, con particolare attenzione alla popolazione civile, pressione su Mosca e unità euro-atlantica restano i pilastri dell'azione italiana.
Meloni ha poi affrontato il tema del formato negoziale, osservando che se «Francia, Germania e Gran Bretagna, nel famoso formato E3, ritengono di poter fare da sole meglio di quanto potremmo fare tutti insieme, e finora è questa la scelta che hanno fatto, allora almeno lo facciano a nome di tutti e con un mandato ufficiale dato da tutti».
Ha quindi chiesto che i Ventisette individuino «una figura autorevole, con il mandato di tutti, capace di portare al tavolo la voce dell'Europa», precisando che, in assenza di convergenza su un nome, l'Italia è pronta a valutare «soluzioni diverse».
Energia e difesa: i due fronti caldi
Sul fronte energetico, Meloni ha indicato nel costo dell'energia «la questione che oggi pesa più di tutto sulla competitività della nostra economia», sottolineando come non si possa «chiedere alle imprese europee di competere con i grandi attori globali e, allo stesso tempo, accettare che paghino strutturalmente l'energia molto più dei loro concorrenti». Da qui la richiesta di una risposta europea «coordinata e rapida».
Quanto alle spese per la difesa, la premier ha respinto con fermezza le accuse di sottrarre risorse al welfare: «Non sono soldi tolti alla sanità o alla scuola, se non li spendessimo per la difesa non potremmo spenderli in altro». E ha rincarato: «Chi racconta che più sicurezza vuol dire meno ospedali e risorse sottratte» al welfare «da un governo di guerrafondai mente sapendo di farlo».
Meloni ha rivendicato la scelta di «non usare tutto il margine di risorse aggiuntive», ricordando che Roma ha attivato l'1,2% del Pil del margine massimo dell'1,5% consentito dalla clausola di salvaguardia, destinando lo 0,6% alla difesa e la stessa quota alle misure contro il caro energia.
Il pranzo al Quirinale e l'agenda di Bruxelles
Al termine delle comunicazioni, la presidente del Consiglio ha lasciato il Senato per raggiungere il Quirinale, dove ha partecipato al tradizionale pranzo con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e alcuni ministri in vista del Consiglio europeo. Il vertice di Bruxelles, in programma il 15 e 16 ottobre, vedrà i leader dell'Unione confrontarsi su competitività, costo dell'energia, sostegno all'Ucraina, difesa e sicurezza europee, allargamento e riforme, migrazione e situazione in Medio Oriente.
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