Il crollo di Messina, le speranze e i dubbi: un morto e cinque dispersi a Pistunina

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Si continua a scavare tra le macerie dell'edificio del rione Pistunina di Messina, sotto le quali sarebbero sepolte Sara e Rosa Leone, il marito di quest'ultima Santino Magazzù, il domestico cingalese Lhairu Warnakulasuriya e la commessa del bazar cinese che si trovava al primo piano, la messinese Alessandra Frazzica.

Per loro resta ancora una remotissima speranza tra i soccorritori, mentre non c'è più nulla da fare per Carmelo Leone, 71enne e fratello delle due donne: il corpo dell'imprenditore è stato estratto nella tarda mattinata di oggi e rappresenta l'unica vittima finora accertata del crollo della palazzina. Le ricerche, condotte senza sosta dai vigili del fuoco e dalle squadre specializzate Usar, sono state fin da subito rallentate da due fattori critici: la presenza di fumo persistente e di carichi sospesi pericolanti che hanno messo a rischio la sicurezza degli stessi operatori.

Le operazioni di scavo, che procedono con il supporto di unità cinofile, droni e mezzi meccanici, sono state descritte come un lavoro di precisione millimetrica, quasi un intervento "con il bisturi", a causa dell'enorme quantità di ferro presente nelle strutture collassate.

L'identificazione delle vittime e il dramma delle famiglie

L'edificio crollato, una costruzione risalente agli anni Ottanta, si trova lungo la strada statale 114 e ospitava al piano terra un negozio di elettrodomestici della famiglia Leone, una macelleria e un grande emporio cinese, mentre la parte superiore era adibita ad abitazioni. Il corpo di Carmelo Leone, rimasto imprigionato sotto un solaio, è stato il primo a essere individuato e successivamente riconosciuto all'obitorio del Policlinico di Messina.

I familiari delle persone disperse vivono ore di angoscia, come testimoniato dall'appello della figlia di Rosa Leone, che ha chiesto di non chiamare i cellulari dei dispersi per non esaurire le batterie, strumenti che i soccorritori stanno utilizzando per tentare di localizzare i telefoni sotto le macerie. Una donna, che si era allontanata dal negozio cinese solo due minuti prima del crollo, ha raccontato di aver visto alzarsi una grande nube di polvere e di sentirsi una miracolata.

Tra i testimoni, anche la storia di un'altra donna dello Sri Lanka che lavora nello stabilimento crollato e che oggi è arrivata in ritardo, scampando così al disastro.

L'ostacolo dell'incendio e le difficoltà operative

Secondo quanto dichiarato dal comandante provinciale dei vigili del fuoco di Messina, Michele Burgio, le ricerche sono rese estremamente complesse da un incendio che cova sotto le macerie e che non si è ancora spento, costringendo le squadre a operare su due fronti paralleli: lo spegnimento dei fumi e la rimozione delle macerie.

Il boato iniziale aveva fatto pensare all'esplosione di una bombola di gas, ipotesi inizialmente avanzata anche dal sindaco Federico Basile, ma gli accertamenti hanno poi escluso questa pista, orientandosi verso quella di un cedimento strutturale. Sul luogo del disastro, i vigili del fuoco hanno eliminato alcuni carichi sospesi che rappresentavano un pericolo per i soccorritori, mentre le unità cinofile hanno individuato un nuovo fronte di ricerca questa mattina, offrendo una flebile speranza per il ritrovamento degli altri cinque dispersi.

Il funzionario dell'Usar, Antonino Bertucci, ha sottolineato che le attività si stanno svolgono con una doppia funzione: la ricerca dei dispersi e l'eliminazione dei fumi e delle macerie per trovare varchi.

Le indagini della procura e i tempi delle ricerche

Sul fronte giudiziario, la Procura di Messina, guidata dal procuratore Antonio D'Amato, ha aperto un fascicolo per disastro colposo, al momento contro ignoti, concentrandosi sulla verifica del cedimento strutturale e sui lavori di ristrutturazione che sarebbero stati in corso al piano terra della palazzina. Il comandante Burgio ha però precisato di non avere notizie dirette su queste attività di manutenzione, sottolineando che ogni valutazione sulle cause del crollo è ancora prematura e sarà possibile solo al termine delle operazioni di soccorso.

Le squadre di soccorso, composte da oltre 60 vigili del fuoco supportati da personale specializzato, si trovano in una corsa contro il tempo, consapevoli che le fatidiche 36 ore rappresentano la finestra temporale entro cui è ancora possibile trovare persone in vita. L'ipotesi, avanzata dallo stesso Burgio, è che le ricerche possano protrarsi per giorni, e non per ore, a causa della complessità dello scenario e della necessità di procedere con estrema cautela per non compromettere la sicurezza dei soccorritori e non danneggiare eventuali superstiti.

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