Crollo a Messina, proseguono le ricerche dei cinque dispersi: recuperato il corpo di un uomo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non si arrestano da oltre ventiquattr'ore le operazioni di ricerca e soccorso nella contrada Pistunina, alle porte di Messina, dove ieri il cedimento di una palazzina a due piani ha trasformato un quartiere residenziale in un cantiere di macerie e fumo. Mentre i vigili del fuoco e le squadre specializzate Usar scandagliano metro dopo metro i cumuli di cemento e ferro, il bilancio provvisorio si aggrava con il ritrovamento del corpo senza vita di un uomo, estratto questa mattina tra le lamiere contorte e i calcinacci.

Restano invece cinque le persone ancora disperse, un numero che tiene alta la tensione e impone un ritmo serrato agli interventi, ostacolati da condizioni che gli stessi operatori definiscono "estremamente complesse".

Fumo e solai instabili: le difficoltà sul campo

Il comandante provinciale dei vigili del fuoco, Burgio, ha confermato in un punto stampa che il quadro operativo rimane ancorato alla fase di ricerca e salvataggio, senza che al momento sia possibile ipotizzare tempi certi per il completamento delle estrazioni. "Confermo il numero attuale dei dispersi, che è di cinque, a fronte del recupero di stamattina di una persona deceduta", ha dichiarato Burgio, aggiungendo che i cani molecolari si sono fermati su due punti diversi tra le macerie, suggerendo la presenza di ulteriori segnali vitali o di corpi intrappolati.

Di qui la decisione di aprire fronti di scavo multipli, per non concentrare le forze in un unico settore e ridurre i tempi di accesso a eventuali cavità ancora percorribili. Ma ogni avanzamento si scontra con un nemico invisibile e insidioso: il fumo generato da un incendio covante che divampa nei locali del piano seminterrato, dove erano stoccate batterie e presumibilmente materiali infiammabili.

I vigili del fuoco hanno segnalato che la combustione lenta, alimentata da sostanze non ancora del tutto identificate, rilascia una coltre densa e irritante che costringe gli operatori a indossare maschere e tute protettive, rallentando gli spostamenti e riducendo la visibilità già compromessa dalla polvere di calce e cemento.

Carichi sospesi e perforazioni difficili

Antonino Bertucci, funzionario del nucleo Usar dei vigili del fuoco, ha descritto in presa diretta l'andamento delle operazioni, sottolineando come le attività di scavo procedano "come dal primo momento", ma con un aggravio di criticità emerse nelle ultime ore. "Abbiamo da questa mattina la difficoltà delle presenze di fumo e di carichi sospesi", ha spiegato Bertucci, riferendosi a travi e pannelli in cemento armato rimasti in bilico dopo il crollo, che rappresentano un pericolo costante per i soccorritori.

Proprio poco fa, ha aggiunto il funzionario, è stato necessario eliminare alcuni carichi che gravavano sopra le teste delle squadre, un intervento delicato che ha richiesto l'uso di martinetti idraulici e seghe a filo diamantato per rimuovere le strutture instabili senza innescare nuovi cedimenti.

Una volta messa in sicurezza l'area, gli operatori hanno ripreso a crearsi un varco tra le macerie, seguendo le indicazioni dei cani e le letture dei geofoni, ma la consistenza dei solai crollati rende le perforazioni particolarmente faticose: lastre di calcestruzzo armato spesse fino a trenta centimetri, inframmezzate da reti metalliche e tubature, costringono a procedere con martelli pneumatici e cesoie idrauliche, in un alternanza di colpi sordi e silenzi tesi ad ascoltare eventuali richiami dai vuoti sottostanti.

Il dolore dei familiari e l'attesa ai margini del cantiere

Mentre le ruspe e le autopompe occupano la strada principale di Pistunina, una cinquantina di persone tra parenti e amici dei dispersi si è radunata oltre il cordone di sicurezza, in un silenzio rotto solo dal ronzio dei generatori e dal crepitio del fuoco ancora attivo nel seminterrato. I volti scavati dalla stanchezza e dall'angoscia raccontano una notte insonne, trascorsa a osservare i fari dei mezzi di soccorso che illuminavano a giorno il cumulo di detriti, mentre i cellulari squillavano senza risposta e le speranze si alternavano ai timori peggiori.

Il ritrovamento del corpo del primo uomo, di cui non sono state ancora rese note le generalità, ha diffuso un'ombra cupa tra i presenti, ma non ha spento la determinazione a restare vicini ai soccorritori e a pretendere che ogni zolla di macerie venga setacciata fino all'ultimo centimetro. Le autorità locali hanno allestito un punto di ascolto psicologico in una struttura vicina, ma in molti rifiutano di allontanarsi, quasi a voler presidiare con la loro presenza il confine tra la vita e la morte, tra il rumore degli scavatori e il silenzio dei propri cari.

Indagini in corso e ipotesi sulle cause del cedimento

Parallelamente alle ricerche, la Procura di Messina ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, affidando i primi accertamenti ai tecnici del Genio Civile e ai vigili del fuoco, incaricati di ricostruire la dinamica del crollo. La palazzina, che secondo i residenti ospitava abitazioni e alcuni depositi al piano terra, sarebbe stata oggetto di lavori di ristrutturazione non autorizzati, circostanza che gli inquirenti stanno verificando attraverso la documentazione comunale e le testimonianze dei vicini.

Alcuni elementi, come la presenza delle batterie nel seminterrato e il crollo improvviso senza evidenti scosse sismiche o eventi meteorologici estremi, orientano verso l'ipotesi di un sovraccarico strutturale o di un cedimento dei pilastri portanti, forse aggravato da infiltrazioni d'acqua o da una manutenzione carente.

Gli investigatori non escludono di acquisire anche i tabulati telefonici dei dispersi e dei proprietari dell'immobile, per ricostruire gli spostamenti e le presenze all'interno della palazzina nelle ore precedenti al disastro, mentre i vigili del fuoco stanno mappando con laser scanner e droni l'area circostante per escludere rischi di ulteriori crolli o di instabilità del terreno, specie in prossimità di alcune abitazioni limitrofe che sono state già sgomberate in via precauzionale.

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