La Russa media su intercettazioni e preferenze, ma manca il sì di FI

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Russa media su intercettazioni e preferenze durante la cerimonia del Ventaglio al Senato, ma la posizione di Forza Italia resta ancora senza un via libera definitivo. Il presidente di Palazzo Madama ha preso la parola in una fase delicata per la maggioranza, segnata dalla doppia partita sul decreto giustizia-migranti e sulla riforma della legge elettorale. Nel suo intervento ha indicato come quasi certamente improponibile l’emendamento di Fratelli d’Italia sulle intercettazioni a strascico, mentre sul tema delle preferenze elettorali rimane aperto il confronto tra le forze che sostengono il governo Meloni.

L’atmosfera nella sala Koch, dove si è svolta la tradizionale cerimonia con la stampa parlamentare, era carica di attesa per le parole del presidente del Senato. Prima dell’intervento, il portavoce Emiliano Arrigo ha richiamato l’attenzione sul ruolo dell’appuntamento con una battuta sul fatto che le notizie passassero dal Senato. La Russa ha scelto quindi un ruolo di mediazione, affrontando i due temi che stanno creando maggiore distanza all’interno della maggioranza: l’utilizzo delle intercettazioni e le modifiche alla legge elettorale.

Il nodo delle intercettazioni e l’emendamento di Fratelli d’Italia

Nel corso della cerimonia del Ventaglio, Ignazio La Russa ha definito l’emendamento di Fratelli d’Italia sulle intercettazioni a strascico «al 99,9 per cento improponibile». La dichiarazione del presidente del Senato arriva mentre la decisione sulle inammissibilità è stata rinviata di un ulteriore giorno, in attesa del parere della commissione Bilancio. Un passaggio tecnico che accompagna però una situazione politica già segnata dalle divisioni tra gli alleati.

L’emendamento sostenuto dai meloniani, e caldeggiato dal procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo, è stato invece osteggiato da Forza Italia. Secondo quanto emerso, la proposta dovrebbe essere accantonata, anche perché sulla questione della giustizia il voto di fiducia sul decreto potrebbe portare alla decadenza dell’emendamento di Fratelli d’Italia. La discussione sulle intercettazioni diventa così uno dei punti in cui si misura il rapporto tra le diverse posizioni presenti nella maggioranza.

La distanza tra Forza Italia e Fratelli d’Italia sulla legge elettorale

Accanto al confronto sulla giustizia resta aperto quello sulla riforma della legge elettorale e sull’introduzione delle preferenze. I senatori di Forza Italia hanno indicato una posizione ancora non definita, spiegando che il loro orientamento è un «ni», cioè né un no né un sì. La questione delle preferenze rappresenta quindi un altro terreno di confronto tra gli alleati, con una mediazione ancora in corso.

La doppia partita su intercettazioni e legge elettorale mette in evidenza le tensioni interne alla maggioranza che sostiene il governo Meloni. Da una parte il confronto sull’emendamento di Fratelli d’Italia legato al decreto giustizia-migranti, dall’altra il percorso della riforma elettorale, dove resta da chiarire la posizione definitiva di Forza Italia. La Russa ha cercato di favorire un punto di equilibrio, ma il consenso complessivo sui due temi non è ancora arrivato.

Il ruolo della fiducia e le prossime decisioni al Senato

Il governo ha blindato il decreto giustizia-migranti ponendo la questione di fiducia, una scelta che può incidere anche sul destino dell’emendamento sulle intercettazioni. Il meccanismo del voto di fiducia potrebbe infatti determinare la decadenza della proposta di Fratelli d’Italia, riducendo il margine di confronto su quel punto specifico. Resta invece sul tavolo il tema delle preferenze nella legge elettorale, dove il confronto politico continua.

Le dichiarazioni arrivate dal Senato mostrano una fase di trattativa all’interno della maggioranza, con intercettazioni e legge elettorale al centro del confronto tra Fratelli d’Italia e Forza Italia. La mediazione di La Russa si inserisce in un passaggio in cui le posizioni devono ancora trovare un punto comune, mentre le decisioni tecniche e politiche sui provvedimenti restano in attesa degli sviluppi parlamentari.

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