La Russa e l'emendamento sulle intercettazioni: il nodo giudiziario che spacca la maggioranza
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Redazione Interno
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Sarà la giornata di oggi a sciogliere, o almeno a tentare di ricomporre, la frattura interna alla maggioranza di governo che si è aperta intorno al tema caldissimo delle intercettazioni. Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, è atteso alle 10 in Aula per pronunciarsi sull'ammissibilità degli emendamenti al decreto che recepisce il Patto Ue sulla migrazione e l'asilo, un provvedimento che deve essere approvato dalla Camera entro l'11 agosto e che, in questo momento, si trova a Palazzo Madama senza relatore.
L'attenzione, in particolare, è concentrata sulla proposta di Fratelli d'Italia che mira a estendere il divieto di utilizzare le intercettazioni anche nei procedimenti in cui queste non siano state espressamente autorizzate, una norma che, di fatto, andrebbe a modificare l'impianto attuale della disciplina.
L'auspicio, filtrato ieri dagli ambienti di maggioranza, è che La Russa dichiari inammissibile l'emendamento, evitando così che il braccio di ferro tra i partiti si consumi in un voto palese e potenzialmente devastante per la tenuta della coalizione, ma l'esito di questa valutazione tecnico-giuridica rimane per ora sospeso.
Il doppio fronte dello scontro tra FdI e Forza Italia
A complicare ulteriormente il quadro, già di per sé teso, non c'è però solo la partita delle intercettazioni. Il dissidio tra Fratelli d'Italia e Forza Italia si allarga a macchia d'olio, fino a coinvolgere un altro dossier delicatissimo, quello relativo al controllo dei dispositivi mobili. La grana, in questo caso, è rappresentata dal ddl Zanettin, una proposta che prevede nuove regole sull'utilizzo degli smartphone e che, ancora una volta, vede i due principali partiti della maggioranza schierati su posizioni opposte.
La distanza tra le parti è tale che, per cercare di ricucire lo strappo, ieri si è tenuto un incontro faticoso e interlocutorio tra il viceministro e responsabile giustizia di Forza Italia, Francesco Paolo Sisto, e la presidente della Commissione Antimafia, Chiara Colosimo, espressione di Fratelli d'Italia. L'obiettivo dichiarato era quello di trovare una quadra, un punto di sintesi che potesse mettere d'accordo le diverse sensibilità, ma le posizioni, al momento, restano ancora distanti e la tensione è palpabile.
La presa di posizione delle opposizioni e il ruolo della Procura Nazionale Antimafia
Il clima nell'Aula di Palazzo Madama, nelle scorse ore, è stato rovente, con le opposizioni che hanno prontamente attaccato la maggioranza, accusandola di essere divisa e incapace di esprimere una linea coerente su un tema così centrale per la sicurezza e la lotta alla criminalità organizzata.
A prendere la parola è stato il senatore dem Walter Verdini, che ha aperto il suo intervento con una critica aspra alla gestione della vicenda, sottolineando come la spaccatura interna abbia costretto il Procuratore Nazionale Antimafia, Giovanni Melillo, a intervenire con una lettera per lanciare un allarme concreto sulle possibili ripercussioni dell'iniziativa legislativa.
Secondo Verdini, le norme approvate dalla stessa maggioranza due anni fa stanno già determinando un grave arretramento dell'efficacia investigativa contro le mafie, e l'emendamento in discussione non farebbe che peggiorare una situazione già di per sé critica.
L'emendamento contestato e la difficile quadra in maggioranza
L'emendamento di Fratelli d'Italia, che ha scatenato la bufera politica e giudiziaria, si inserisce in un decreto che avrebbe dovuto avere un contenuto ben definito e che invece si sta trasformando in un contenitore di norme fortemente divisive. La norma, che raccoglie almeno in parte le preoccupazioni sollevate dal Procuratore Melillo, ha incontrato la netta contrarietà di Forza Italia, che vede in questa estensione del divieto un pericoloso ostacolo per le indagini, mentre il Pd e il M5S hanno già annunciato la loro contrarietà di principio.
L'auspicio di una soluzione condivisa, incarnato dalla speranza che La Russa possa dichiarare inammissibile l'emendamento, rappresenta l'unica via percorribile per evitare una rottura che, allo stato attuale, appare sempre più difficile da ricomporre, in un contesto in cui le divergenze ideologiche e giuridiche sembrano aver preso il sopravvento sulla necessità di mostrare un fronte unito.
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