Mercurio lascia Nexi, Cdp resta al timone mentre il Titolo naviga sulle indiscrezioni

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Mentre i listini europei, e l'Ftse Mib in particolare, segnavano il passo in una seduta contraddistinta da vendite, il titolo Nexi ha invece mostrato una tenuta che gli operatori attribuiscono, non a caso, alle voci di un possibile rafforzamento di Cassa Depositi e Prestiti nel capitale. Una speculazione che ha bilanciato l'impatto della notizia, peraltro attesa, dell'uscita definitiva di Mercury Uk Holdco dal pacchetto azionario del gruppo dei pagamenti digitali. Il fondo britannico, che aveva già avviato da tempo un progressivo disimpegno, ha infatti azzerato virtualmente la sua partecipazione, scendendo al 3%, per poi cedere tutto, fatta eccezione per una quota residuale dello 0,01%. L'operazione, come risulta dai dati Consob sulle partecipazioni rilevanti, è stata perfezionata lo scorso 13 gennaio, e rientra nell'ambito della normale gestione del portafoglio da parte del veicolo di investimento.

Il percorso di disimpegno del fondo britannico

La mossa di Mercury Uk Holdco, la cui comunicazione ufficiale è stata diffusa dalla Consob il 19 gennaio, segna il culmine di un processo di riduzione della posizione che era già stato avviato in precedenza. Se al 10 giugno dello scorso anno la quota detenuta ammontava ancora al 3,01%, la cessione del 13 gennaio scorso ha di fatto portato il fondo a scomparire dall'azionariato rilevante, mantenendo soltanto una presenza simbolica. Una scelta, questa, che ha avuto una conseguenza immediata e logica anche sul fronte degli assetti di controllo, poiché l'azzeramento della partecipazione ha determinato automaticamente l'uscita del soggetto dal patto parasociale che legava, fino a quel momento, Cdp e altri fondi internazionali.

Le implicazioni sul patto di sindacato

Con l'allontanamento di Mercury, il consorzio di azionisti che sostiene Nexi si riduce, vedendo confermato il ruolo centrale di Cassa Depositi e Prestiti, attualmente detentrice del 19,14% del capitale. Il patto, a cui aderivano anche H&F, AB Europe ed Eagle, perde dunque uno dei suoi membri storici, in un passaggio che però non sembra minare la stabilità dell'assetto, dato il peso preponderante dell'ente pubblico. Anzi, la tenuta delle quotazioni in Borsa suggerisce come il mercato interpreti questa evoluzione in un'ottica di ulteriore consolidamento della presenza di Cdp, la cui intenzione di accrescere la propria influenza è da mesi oggetto di analisi e dibattito tra gli analisti finanziari.

Il focus sul futuro assetto proprietario

La vicenda, al di là dei puri aspetti tecnici delle comunicazioni Consob, riporta dunque l'attenzione sulla traiettoria futura del gruppo e sul suo azionariato di riferimento. L'uscita di un fondo finanziario, operazione di per sé comune nel dinamico mondo degli investimenti istituzionali, lascia spazio a riflessioni sulla possibile redistribuzione di quelle quote e sull'opportunità per gli azionisti rimanenti di riorganizzare le proprie posizioni. Il fatto che Nexi abbia retto bene alla notizia, in un contesto di mercato negativo, indica una certa fiducia degli investitori nella solidità del progetto industriale e nella continuità della governance, elementi che rimangono prioritari per valutare la sostenibilità del valore nel medio periodo.

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