Il Marocco vince la Coppa d’Africa a tavolino, ribaltata dopo due mesi la finale vinta dal Senegal

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Un verdetto emesso in una stanza di un tribunale sportivo, lontano dagli spalti gremiti e dal clamore di uno stadio, ha riscritto la storia della Coppa d’Africa. La Confederazione africana di calcio (Caf) ha infatti comunicato nella tarda serata di ieri, martedì 17 marzo, di aver accolto il ricorso presentato dalla Federcalcio marocchina, revocando il Titolo continentale al Senegal e assegnandolo a tavolino al Marocco con il punteggio di 3. Una decisione che non solo ribalta l’esito della finale disputata a Rabat lo scorso 18 gennaio, vinta per 1-0 dai Leoni del Teranga dopo i tempi supplementari grazie a una rete di Pape Gueye, ma che getta un’ombra senza precedenti sulla credibilità sportiva della competizione, andando a modificare un risultato maturato sul campo per un fatto legato non a irregolarità tecniche o amministrative, bensì a un comportamento tenuto dai calciatori durante la gara.

L’origine di questo terremoto calcistico risiede negli istanti concitati che hanno caratterizzato il finale dei tempi regolamentari di quella partita, definita da più parti come surreale. Mentre il cronometro scorreva ormai ampiamente oltre il novantesimo minuto, l’arbitro congolese Jean-Jacques Ndala Ngambo ha assegnato un calcio di rigore alla nazionale marocchina, suscitando le vibranti proteste dei senegalesi, i quali, sostenuti dal proprio commissario tecnico Pape Thiaw, hanno deciso di abbandonare il terreno di gioco ritirandosi negli spogliatoi. Una protesta di piazza, una sospensione che è durata circa un quarto d’ora prima che il capitano Sadio Mané riuscisse a convincere i compagni a rientrare in campo per la ripresa del gioco -4; alla fine, Brahim Diaz, incaricato della battuta dal dischetto, ha tentato un cucchiaio che si è stampato sulla traversa, fallendo il vantaggio e permettendo poi al Senegal di trovare la vittoria nei supplementari.

Se sul momento la protesta era stata sanzionata dalla Caf con multe e squalifiche per alcuni giocatori, lasciando tuttavia inalterato il risultato finale, il successivo ricorso presentato dalla Federcalcio di Rabat ha aperto un fronte giudiziario destinato a cambiare i connotati dell’intera manifestazione. Il Comitato d’Appello della Confederazione, esaminando il caso sulla base di quanto stabilito dagli articoli 82 e 84 del regolamento della Coppa d’Africa, ha stabilito che l’abbandono del campo da parte di una squadra senza l’autorizzazione dell’arbitro configura una violazione tale da comportare la perdita della partita e l’eliminazione dalla competizione. In sostanza, l’organo di giustizia sportiva ha interpretato quei minuti di assenza come un rifiuto a giocare, dichiarando di fatto il Senegal perdente e assegnando il trofeo al Marocco, un verdetto che trasforma una sconfitta sportiva in una vittoria decretata a distanza di mesi, facendo leva sulla lettera del regolamento.

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