I ribelli siriani conquistano Hama
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Redazione Esteri
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I ribelli islamisti siriani del Comitato di liberazione del Levante, noti anche come Hayat Tahrir al-Sham (HTS), hanno compiuto un'importante avanzata militare, conquistando la strategica città di Hama dopo tre giorni di intensi combattimenti contro le forze governative. Situata a 110 chilometri a sud di Aleppo, Hama non è solo la quarta città più grande della Siria, ma riveste un ruolo cruciale per il controllo delle principali direttrici nord-sud ed est-ovest del Paese. La sua caduta rappresenta un duro colpo per il regime di Bashar al-Assad, che vede vacillare ulteriormente la propria stabilità.
La conquista di Hama segue di pochi giorni quella di Aleppo, anch'essa caduta nelle mani dei ribelli dopo un'offensiva fulminea. I miliziani di HTS, partiti da Idlib, hanno seguito l'autostrada M5, la principale arteria della Siria, avanzando rapidamente verso sud e sorprendendo un esercito siriano apparentemente impreparato a fronteggiare un attacco di tale portata. La città di Hama, oltre al suo valore strategico, ha un forte significato simbolico: nel 1982 fu teatro di una sanguinosa repressione da parte di Hafez al-Assad, padre dell'attuale dittatore, che massacrò decine di migliaia di oppositori consolidando il suo potere con il sangue.
La caduta di Hama potrebbe segnare un punto di svolta nel conflitto siriano, poiché la città è considerata dagli analisti un termometro della stabilità del regime di Assad. Mantenere il controllo di Hama era fondamentale per l'esercito governativo per proteggere la capitale Damasco, sede del potere. La perdita di questa città strategica mette in discussione la capacità del regime di mantenere il controllo del Paese e potrebbe avere ripercussioni significative sul futuro della Siria.
Gli analisti sottolineano che la legittimazione di HTS, un'organizzazione ombrello che raccoglie diversi gruppi jihadisti, potrebbe renderla più pericolosa dell'ISIS. All'interno di HTS si trovano salafiti provenienti da varie organizzazioni, come Ahrar al-Sharqiya e il fronte daghestano, oltre a fuoriusciti di Daesh




