La Cina spia i movimenti della flotta Usa nel Golfo e l’Iran si prepara a comprare i missili supersonici CM-302

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nel quadro di una crisi che nelle ultime ore ha visto intensificarsi la pressione diplomatica e militare attorno allo Stretto di Hormuz, emerge con chiarezza il ruolo sempre più attivo della Cina, un osservatore che non si limita a seguire gli eventi, ma che li alimenta con informazioni strategiche e, probabilmente, con forniture militari di ultima generazione. Quasi quotidianamente, ormai, la compagnia cinese MizarVision pubblica sul social network X immagini satellitari nitidissime, le quali ritraggono nei minimi dettagli il dispiegamento delle forze armate statunitensi in Medio Oriente. Una sorveglianza tanto accurata quanto provocatoria, quella di Pechino, che ha permesso di tracciare gli spostamenti della portaerei Gerald R. Ford, l’arrivo dei caccia F-22 nella base israeliana di Ovda, il trasferimento di aerei cisterna nell’atollo di Diego Garcia, nell’Oceano Indiano, e persino la presenza di velivoli americani in Arabia Saudita -5. Di fatto, viene fornita a Teheran una mappa dettagliata e costantemente aggiornata dello schieramento avversario, una forma di intelligence tramite fonti aperte che vanifica qualsiasi tentativo di sorpresa da parte del Pentagono.

Mentre i satelliti cinesi inquadrano le navi e gli aerei americani, un’altra partita, ben più pericolosa, si gioca nei corridoi segreti della diplomazia militare. Secondo quanto riferito da sei fonti qualificate all’agenzia Reuters, l’Iran sarebbe ormai vicinissimo a finalizzare un accordo con la Cina per l’acquisto di missili da crociera antinave supersonici CM-302 -2-6. Le trattative, iniziate almeno due anni fa, avrebbero subito un’accelerazione decisiva dopo il rafforzamento della presenza navale di Washington nel Golfo Persico e, in particolare, a seguito del conflitto lampo della scorsa estate tra Israele e Iran. Si parla di un sistema d’arma avanzato, progettato per volare a bassa quota e a velocità superiori a Mach 3, con una gittata di circa 290 chilometri -9; caratteristiche, queste, che rendono il CM-302 un osso duro per le difese dei gruppi portaerei americani, estremamente difficile da intercettare prima che possa colpire.

La fase conclusiva dei negoziati avrebbe visto persino lo spostamento a Pechino di alti funzionari iraniani, tra i quali il viceministro della Difesa Massoud Oraei, in un incontro di cui non era mai stata data notizia pubblicamente -3. Se l’intesa venisse confermata, non si tratterebbe soltanto di un semplice trasferimento di tecnologia, bensì di un vero e proprio salto di qualità per le capacità offensive della Repubblica Islamica, un potenziale "game changer" nelle parole di Danny Citrinowicz, ex ufficiale dell’intelligence israeliana, capace di mettere seriamente in difficoltà le marine occidentali che operano in quelle acque -6-9.

Il contesto di tensione e l’asse con Pechino

L’affare missilistico, qualora dovesse concretizzarsi, si inserisce in un momento di altissima tensione. Il presidente americano Donald Trump, tornato alla Casa Bianca, ha rilanciato la strategia della "massima pressione", concentrando nel Golfo una forza navale imponente che comprende due portaerei, una ventina di navi da guerra e decine di migliaia di uomini -5. Un dispositivo militare che, stando alle parole della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei, non spaventa Teheran, anzi: proprio nei giorni scorsi il leader iraniano ha ricordato come sia possibile affondare anche una portaerei, un messaggio chiaro che acquista peso proprio alla luce delle trattative in corso con i cinesi -7. Dall’altra parte, l’amministrazione Trump ha fissato una deadline di dieci giorni per un nuovo accordo sul nucleare, altrimenti, si minaccia, scatteranno conseguenze militari -2.

Non si tratta, tuttavia, di una semplice operazione commerciale. La collaborazione tra Pechino e Teheran, infatti, appare sempre più strutturale e profonda, andando ben oltre la vendita di missili. La Cina, che già partecipa con proprie navi a esercitazioni congiunte con russi e iraniani nell’area -7, sembra intenzionata a consolidare il proprio ruolo di potenza garantista e protettrice dell’asse anti-occidentale. I sistemi CM-302 rappresenterebbero solo l’ultimo, e più vistoso, tassello di una partnership che include già la fornitura di radar per la scoperta di aerei stealth, come il YLC-8B in grado di localizzare caccia di quinta generazione come l'F-35, e l’integrazione dei sistemi d’arma iraniani con la rete di navigazione satellitare cinese BeiDou, un’alternativa al GPS americano che renderebbe le forze di Teheran meno vulnerabili a eventuali disturbi elettronici -4-8.

Le parole di un funzionario del ministero degli Esteri iraniano, riportate da Reuters, paiono confermare questa nuova fase: "L’Iran ha accordi militari e di sicurezza con i suoi alleati, e questo è il momento appropriato per utilizzarli" -9. Un utilizzo che, se da un lato fornisce all’Iran strumenti per dissuadere un attacco, dall’altro rischia di innescare una pericolosa spirale, alzando ulteriormente la posta in gioco in una regione già sull’orlo di una guerra aperta.

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