Sirene in Israele, raid su Teheran: l’Iran lancia missili ma cerca la via diplomatica
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Redazione Esteri
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Le sirene d’allarme hanno squarciato il cielo di Tel Aviv nella serata di ieri, mentre dall’Iran partivano nuovi lanci di droni e missili, il terzo in poche ore. I soccorritori del Magen David Adom, almeno stando alle prime informazioni, non hanno segnalato feriti, ma la tensione resta altissima. A migliaia di chilometri di distanza, a Teheran, esplosioni e raid israeliani hanno colpito la sede dell’emittente di Stato Irib, voce ufficiale degli ayatollah, causando diversi morti. Le immagini trasmesse in diretta dalla conduttrice Sahar Emami, con il velo nero e blu che le incorniciava il volto, hanno mostrato attimi di panico mentre annunciava, con voce concitata, di essere sotto attacco. Poi, un boato.
Quella che si sta consumando è una giornata di minacce incrociate, ma anche di aperture al dialogo. Mentre i caccia israeliani – come ha sottolineato il premier Benjamin Netanyahu – "dominano i cieli di Teheran", l’Iran, nonostante i proclami bellicosi ("colpiremo fino all’alba"), ha fatto trapelare la volontà di riaprire i negoziati sul nucleare. Una mossa che, se confermata, segnerebbe un parziale cambio di rotta dopo mesi di escalation. Trump, dal canto suo, ha ribadito che "l’Iran vuole trattare", senza però entrare nel merito delle dinamiche diplomatiche in corso.




