Sirene in Israele, esplosioni a Teheran: l’Iran lancia missili mentre Trump spinge per il dialogo
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Le sirene d’allarme hanno squarciato i cieli di Tel Aviv nella serata di ieri, annunciando l’arrivo di una nuova ondata di droni e missili provenienti dall’Iran, mentre a Teheran esplosioni hanno interrotto la programmazione della tv di Stato Irib, emittente fedele alla linea degli ayatollah. La conduttrice Sahar Emami, visibilmente scossa e con il velo nero e blu che le incorniciava il volto, ha annunciato in diretta l’attacco prima di essere costretta a fuggire dallo studio, mentre un boato risuonava alle sue spalle. Le autorità iraniane hanno parlato di “diversi morti” tra giornalisti e tecnici, anche se i dettagli restano frammentari.
Israele, da parte sua, ha confermato di aver colpito obiettivi strategici nella capitale iraniana, incluso il quartier generale della propaganda governativa, in quella che appare come una risposta mirata alle offensive di Teheran. Il premier Benjamin Netanyahu, in un’intervista ad Abc, non ha escluso la possibilità di prendere di mira direttamente la Guida suprema Ali Khamenei. “Eliminarlo porrebbe fine al conflitto, non lo aggraverebbe”, ha dichiarato, sottolineando come Israele abbia “il pieno controllo dei cieli” sulla capitale avversaria.
Nonostante l’escalation militare, che ha visto almeno otto vittime israeliane nei bombardamenti iraniani, dal fronte diplomatico arrivano segnali contrastanti. L’Iran, attraverso canali ufficiosi, avrebbe fatto trapelare l’apertura a riprendere i negoziati sul nucleare, mentre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump – che ieri ha incontrato Giorgia Meloni – ha convocato una riunione d’emergenza per spingere verso il dialogo. “L’Iran vuole trattare”, ha affermato, senza però precisare se l’offensiva missilistica di Teheran sia solo una mossa negoziale o una provocazione destinata a inasprire gli animi.




