Sirene in Israele, attacco di droni e missili dall'Iran: esplosioni anche a Teheran
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Redazione Economia
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Le sirene hanno suonato ieri in Israele, mentre dall’Iran partivano droni e missili in quella che appare come una nuova, pericolosa escalation nel già teso confronto tra i due Paesi. A Teheran, intanto, esplosioni hanno interrotto la diretta dell’emittente statale Irib, voce ufficiale del regime degli ayatollah. La conduttrice Sahar Emami, visibilmente scossa e con il velo nero e blu che le copriva il capo, ha annunciato concitatamente l’attacco prima che un boato facesse tremare gli studi. Le immagini, rimbalzate in tutto il mondo, hanno mostrato un momento di caos prima che il segnale venisse interrotto.
Israele, da parte sua, non ha mai nascosto i suoi obiettivi strategici: «Eliminare la minaccia nucleare e quella missilistica», come ha ribadito il premier Benjamin Netanyahu ai soldati della base di Tel Nof, aggiungendo che il Paese è «sulla strada per raggiungerli entrambi». Ma c’è un terzo elemento, sempre più evidente nelle ultime ore: l’intenzione di indebolire strutturalmente la Repubblica islamica, minandone la stabilità interna.
Le ripercussioni economiche non si sono fatte attendere. Il prezzo del petrolio, dopo un iniziale balzo dell’11% in poche ore – con il Brent che ha toccato i 78,50 dollari, livello massimo da fine gennaio – si è assestato poco sopra i 72 dollari. La tensione ha colpito anche il settore energetico: impianti israeliani sono stati presi di mira a Haifa, mentre le raffinerie iraniane sono nel mirino dell’aviazione israeliana.
Anche il traffico aereo risente della situazione. Per evitare lo spazio aereo iraniano, considerato ad altissimo rischio (livello 1, secondo il rapporto SafeAirSpace), i voli commerciali hanno deviato le rotte sull’Afghanistan, classificato invece come livello 2. Una scelta che, seppur paradossale – visto il passato recente del Paese – risponde a una logica precisa: ridurre i pericoli immediati, anche a costo di sorvolare zone tradizionalmente instabili.




