Sequestrati 80 mila euro in contanti a Salvatore Cuffaro nell'inchiesta sul "sistema"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   I carabinieri del Ros hanno sequestrato ottantamila euro in contanti a Salvatore Cuffaro, nel corso delle perquisizioni disposte dalla Procura di Palermo la scorsa settimana. L’operazione, i cui dettagli emergono solo ora, si inserisce nel solco di un’inchiesta che vede l’ex governatore regionale indagato, assieme ad altre diciassette persone, per reati gravissimi quali l’associazione a delinquere, la turbativa d’asta e la corruzione. Circa la metà del denaro, quarantamila euro per l’esattezza, è stato rinvenuto all’interno di una cassaforte ubicata nella sua abitazione palermitana; l’altra metà, invece, è stata ritrovata nella tenuta di campagna a San Michele di Ganzaria, in provincia di Catania, a suggerire una dispersione del capitale in più luoghi ritenuti sicuri.

Il ritrovamento del denaro

La scoperta del denaro, che non era depositato presso istituti di credito ma conservato in forma fisica, rappresenta un elemento di rilievo nelle indagini coordinate dalla Procura. Gli ottantamila euro in banconote, suddivisi in due nuclei di pari entità, sono stati sequestrati nel medesimo giorno in cui i militari hanno effettuato i sopralluoghi, sebbene la notizia del provvedimento sia stata divulgata soltanto a distanza di qualche giorno. La collocazione del contante, parte in città e parte in una proprietà rurale, delinea una geografia finanziaria che gli investigatori stanno analizzando per comprenderne le motivazioni e i possibili legami con il quadro accusatorio.

La posizione di Cuffaro e gli sviluppi imminenti

Sul politico, che ha già affrontato in passato condanne definitive, pesa ora una richiesta di misura cautelare in carcere per le medesime ipotesi di reato. Cuffaro, il cui interrogatorio dinanzi al giudice per le indagini preliminari è calendarizzato per venerdì, si trova a dover rispondere di un sistema accusato di aver inquinato procedure pubbliche attraverso condotte illecite. Tra le altre figure coinvolte spicca il nome di un altro esponente politico di caratura nazionale, anch’egli indagato nell’ambito della stessa inchiesta che sembra dipingere un affresco di relazioni e scambi opachi.

Il contesto dell’operazione

L’inchiesta, battezzata come “sistema Cuffaro” dalle forze dell’ordine, si concentra su un’articolata rete di presunti illeciti concernenti l’aggiudicazione di appalti. La turbativa della libertà degli incanti e la corruzione costituiscono i capi d’imputazione principali attorno ai quali la magistratura palermitana sta costruendo la sua ricostruzione. Il sequestro del consistente quantitativo di liquidità, per sua natura difficilmente tracciabile, si configura come un tassello significativo, sebbene non isolato, all’interno di un più ampio percorso investigativo che mira a far luce su dinamiche considerate lesive per la trasparenza della pubblica amministrazione.

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