Sequestrati a Cuffaro 80 mila euro, indagato per appalti pilotati
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Redazione Interno
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I carabinieri del Ros hanno sequestrato ottantamila euro in contanti a Salvatore Cuffaro, ex presidente della Regione Siciliana, nel corso delle perquisizioni disposte dalla Procura di Palermo nell’ambito di un’inchiesta che coinvolge appalti pilotati nel settore sanitario. La somma, suddivisa in due blocchi di quarantamila euro ciascuno, è stata rinvenuta in due diverse location: una parte è stata trovata all’interno di una cassaforte nella sua abitazione palermitana, mentre l’altra metà è stata scoperta nella tenuta di San Michele di Ganzaria, in provincia di Catania, luoghi che, oltre a custodire il denaro, testimoniano la capillare distribuzione delle prove. L’operazione, che si inserisce in un filone investigativo più ampio, ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di diciotto persone, tra le quali figura anche l’ex ministro Saverio Romano, accusate di associazione a delinquere, turbativa d’asta e corruzione, reati che delineano un sistema articolato di gestione illecita degli appalti pubblici.
L’interrogatorio e le accuse
Cuffaro, sul quale grava una richiesta di arresto, sarà interrogato dal giudice per le indagini preliminari per fornire le sue spiegazioni in merito all’origine e alla destinazione di quel denaro, che era accuratamente occultato, e per rispondere delle imputazioni che gli vengono contestate. L’udienza, programmata con il gip, rappresenta un momento cruciale per l’inchiesta, poiché le dichiarazioni dell’ex presidente potrebbero gettare luce sulle dinamiche di un sistema che, secondo gli investigatori, avrebbe pilotato diverse gare d’appalto. Parallelamente alle azioni giudiziarie, sono emerse dalle intercettazioni le reazioni degli indagati, le quali, sebbene non costituiscano elemento processuale, contribuiscono a delineare il clima in cui si svolge l’indagine; in una di queste, Cuffaro e Romano avrebbero attaccato i magistrati, definendo il tribunale di Palermo “una sezione del Partito comunista”, espressione che riflette la tensione esistente tra le parti in causa.
La talpa e le fughe di notizie
Un aspetto particolare dell’inchiesta riguarda le presunte fughe di notizie, le quali avrebbero permesso a Cuffaro e a Romano di essere informati sulle indagini a loro carico con notevole anticipo. Secondo quanto ricostruito, i due avrebbero appreso dei procedimenti da una loro vecchia conoscenza, la quale, a sua volta, sarebbe venuta a conoscenza dei dettagli investigativi tramite il proprio genero, un carabiniere in servizio presso la Direzione investigativa antimafia. L’avvertimento, caratterizzato dalla raccomandazione di massima prudenza, risalirebbe a un periodo antecedente il 9 ottobre dello scorso anno, data in cui Cuffaro avrebbe ricevuto a casa propria proprio la persona che lo aveva informato, circostanza che, se confermata, aprirebbe un ulteriore profilo di indagine sulle infiltrazioni nell’apparato investigativo.
Il contesto dell’operazione
Il sequestro del denaro contante si configura come un tassello significativo all’interno di un quadro investigativo complesso, che mira a ricostruire le modalità con cui sarebbero state deviate risorse pubbliche attraverso un sistema di appalti truccati. L’accurata occultazione delle somme, nascoste tra documenti e casseforti in due proprietà distanti tra loro, suggerisce, secondo la procura, un tentativo di sottrarre alla vista delle autorità liquidità della quale non era stata dichiarata la provenienza. L’inchiesta, che continua a svilupparsi attraverso una meticolosa attività di analisi finanziaria e di intercettazioni, si concentra ora sulle dichiarazioni che gli indagati forniranno in sede di interrogatorio, momenti processuali essenziali per verificare la fondatezza delle accuse e per tracciare i confini di responsabilità di ciascuno.




