Milano Cortina, la finale dell’hockey maschile sarà la classica Stati Uniti-Canada: attesa per Trump domenica all’Arena Santa Giulia

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il tabellone olimpico del torneo maschile di hockey su ghiaccio, dopo le semifinali di venerdì, ha restituito il verdetto che molti appassionati e addetti ai lavori attendevano: saranno gli Stati Uniti e il Canada a contendersi la medaglia d’oro. La squadra a stelle e strisce, sotto lo sguardo attento del direttore dell’Fbi Kash Patel intervenuto per l’occasione, ha liquidato la Slovacchia con un perentorio 6-2, mettendo in mostra una potenza offensiva difficilmente arginabile -3-6. I canadesi, dal canto loro, hanno sofferto più del previsto contro una coriacea Finlandia, ribaltando il risultato e trovando il gol della vittoria in powerplay grazie a Nathan MacKinnon, in quella che è stata una rimonta spettacolare che ha staccato il biglietto per l’atto conclusivo -1-8.

L’appuntamento per la finalissima, in programma domenica 22 febbraio alle 14.10, è dunque alla Milano Santagiulia Ice Hockey Arena, struttura che potrà contare su una capienza di circa sedicimila spettatori e che rappresenta l’epicentro sportivo della manifestazione per quanto riguarda il torneo maschile -1-5. La posta in palio non è soltanto sportiva, trattandosi della sesta volta che queste due nazionali si incrociano in una finale olimpica, la ricorrenza più frequente nella storia della competizione: gli Stati Uniti inseguono un oro che manca dal famoso "Miracle on Ice" del 1980, mentre il Canada punta a salire per la decima volta sul gradino più alto del podio, un successo che manca dal 2014 -1-3-8.

A complicare e arricchire la vigilia di questo confronto, però, è l’ombra lunga della geopolitica, che si materializza nella possibilità concreta di vedere sugli spalti il presidente americano Donald Trump. Le cronache dei giorni scorsi, riprese da diverse agenzie, davano per imminente un suo arrivo a Milano, subordinato ovviamente alla qualificazione della sua nazionale -2-7. La macchina organizzativa della prefettura e della questura, fiutato il vento, aveva già cominciato a lavorare su piani flessibili per gestire l’impatto di una visita definita “chirurgica” da più fonti: nessuna cerimonia ufficiale o bagno di folla, ma una presenza lampo all’arena e forse un passaggio alla cerimonia di chiusura a Verona -7-10.

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