Melissa, la furia sui Caraibi e il volo nella tempesta

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L'uragano Melissa, dopo essersi abbattuto con la potenza massima di categoria 5 sulla Giamaica, ha proseguito la sua scia di devastazione verso Cuba, dove è approdato come uragano di categoria 3, scatenando a Santiago de Cuba venti che hanno sfiorato i duecento chilometri orari e piogge talmente torrenziali da trasformare il centro urbano in un paesaggio apocalittico, con strade diventate improvvisamente fiumi in piena che trascinavano con sé ogni genere di detriti. La furia degli elementi, che non ha risparmiato neppure la già provatissima Haiti causando almeno venti vittime, è stata documentata in modo diretto e pericoloso dagli aerei dei "cacciatori di uragani" della Noaa, i quali, a bordo dei loro Lockheed WP-3D, hanno deliberatamente solcato il cuore della tempesta per raccogliere dati fondamentali, un'operazione della quale si intuiscono i rischi estremi osservando le turbolenze che scuotevano violentemente il velivolo.

Il disastro umanitario e il ruolo delle Nazioni Unite

Mentre i venti iniziano a placarsi, lasciando dietro di sé una distruzione che i rapporti dell'ONU non esitano a definire "senza precedenti", soprattutto in Giamaica e ad Haiti, si mettono in moto, tra enormi difficoltà, i primi meccanismi dei soccorsi internazionali. L'organizzazione delle Nazioni Unite, di fronte a un evento climatico di tale portata che ha colpito con particolare durezza le fasce di popolazione più vulnerabili, si è attivata per coordinare gli aiuti in quelle zone dove le infrastrutture, già fragili, sono state spazzate via dalla forza dell'acqua e del vento, un'operazione di soccorso resa ancor più complessa dalle gravi inondazioni che hanno isolato intere comunità.

I turisti italiani bloccati nell'isola devastata

Tra le migliaia di persone direttamente coinvolte dal passaggio di Melissa, ci sono anche circa settanta turisti originari della Toscana, partiti con un pacchetto della Veratour e rimasti intrappolati in Giamaica. La comitiva, che include il velista Enrico Giannotti e Stefania Dell'Amico, ha visto sfumare il proprio volo di rientro per un soffio, poiché l'aeroporto è stato chiuso poco prima del decollo previsto a causa del peggioramento delle condizioni meteorologiche. Divisi e alloggiati in due diverse strutture ricettive nei pressi di Montego Bay, i viaggiatori si sono trovati circondati da un panorama di rovina totale, in attesa di una possibile ripartenza che le autorità locali hanno indicato, con una certa cautela, non prima di domenica.

La ricognizione nella tempesta

Il lavoro degli "Hurricane Hunters", i cui aerei si sono inoltrati nel nucleo più pericoloso del ciclone mentre questo si spostava dalla Giamaica verso Cuba, rappresenta una componente essenziale per la comprensione e la previsione di questi fenomeni estremi. Le immagini catturate a bordo dei velivoli, mostrando le violentissime turbolenze affrontate dall'equipaggio, testimoniano non solo il coraggio degli uomini e delle donne che vi prendono parte ma anche l'importanza scientifica di tali missioni, le quali forniscono dati insostituibili per i centri meteorologici, permettendo di tracciare con maggiore accuratezza il percorso della tempesta e di valutarne la potenza.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.