Uragano Melissa, sale il bilancio nelle isole dei Caraibi

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L'uragano Melissa, che ha colpito con una ferocia inaudita i Caraibi, continua a mietere vittime mentre i soccorsi, in condizioni proibitive, tentano di raggiungere le zone più isolate. Il governo di Haiti ha diffuso un aggiornamento drammatico, confermando che il numero dei morti è salito a 43, ai quali si aggiungono tredici persone date per disperse. La regione sudoccidentale del paese, la più colpita, è stata sconvolta da frane e inondazioni che, stando alle prime stime, hanno travolto più di trenta centri abitati. A Petit-Goâve, città costiera che si affaccia sul mare caraibico, si concentra la maggior parte del lutto, avendo registrato da sola almeno venticinque decessi; un dato, questo, che la colloca tra i luoghi più martoriati dall'evento atmosferico.

La crisi a Montego Bay

Oltre che su Haiti, la furia dell'uragano si è abbattuta con particolare violenza sulla Giamaica, dove a pagare il prezzo più alto è stata Montego Bay. La città, che costituisce uno dei cardini fondamentali per l'economia turistica dell'isola, è oggi irriconoscibile dopo il passaggio della tempesta. La situazione, già di per sé critica, è aggravata dalla quasi totale assenza di elettricità e dal collasso dei sistemi di comunicazione, i quali rendono ancor più complesse le operazioni di assistenza alla popolazione. I resort che costellano la costa, alcuni dei quali simbolo dell'ospitalità giamaicana, stanno effettuando una prima, sommaria valutazione dei danni subiti, molti dei quali appaiono ingenti e tali da prefigurare una lunga e costosa ricostruzione.

La natura eccezionale della tempesta

Ciò che ha reso Melissa un fenomeno destinato a entrare negli annali della meteorologia non è stata soltanto la sua intensità, sebbene i venti abbiano toccato picchi di trecento chilometri orari, ma la sua persistenza a livelli di massima potenza. L'uragano, infatti, è riuscito a raggiungere la categoria 5 – la più elevata nella scala Saffir-Simpson – e a mantenerla ininterrottamente per oltre ventiquattr'ore, un comportamento atipico che lo distingue dalla maggior parte degli eventi simili, i quali tendono a mostrare fluttuazioni di forza. Una simile stabilità nella violenza, unita alla traiettoria che ha interessato vaste aree dei Caraibi, solleva interrogativi profondi sulla nuova normalità delle tempeste atlantiche.

La minaccia di un nuovo arrivo

Mentre le squadre di emergenza lavorano senza sosta tra le macerie, una prospettiva angosciante si profila all'orizzonte: la possibilità che un nuovo uragano, anch'esso battezzato Melissa, possa formarsi e dirigersi verso le stesse aree già devastate. Questo fenomeno, che fino a pochi anni or sono sarebbe stato considerato una rarità statistica, sembra non essere più un'evenienza così remota, aggiungendo un ulteriore strato di preoccupazione a scenari già di per sé estremamente complessi. La successione di eventi estremi, alcuni dei quali portano lo stesso nome, sta diventando un tratto caratteristico di una stagione degli uragani che pare aver mutato i suoi connotati tradizionali.

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