L'uragano Melissa lascia oltre 50 vittime ai Caraibi, scatta l'allerta coccodrilli in Giamaica

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il bilancio, ancora provvisorio e destinato purtroppo a salire, supera già la cinquantina di vittime accertate dopo il passaggio dell'uragano Melissa, il cui impatto ha sconvolto l'arcipelago caraibico. Venti che hanno toccato i 300 chilometri orari e piogge torrenziali, le cui conseguenze si sono abbattute con particolare ferocia su Giamaica, Cuba, Haiti e la Repubblica Dominicana, lasciando sul terreno una devastazione di proporzioni epiche. Oltre alle perdite umane, che includono purtroppo anche bambini, si contano più di sedicimila sfollati, molti dei quali costretti a stiparsi in rifugi di fortuna dopo aver visto le proprie case cancellate dalla furia degli elementi.

Un pericolo inaspettato nelle acque alluvionali

Mentre si lavora senza sosta per prestare i primi soccorsi e cercare i dispersi, un’allerta insolita ma di estrema gravità è stata diffusa dalle autorità giamaicane, in particolare dalla Southeast Regional Health Authority. L’innalzamento improvviso dei livelli dei fiumi e l’inondazione delle paludi, infatti, ha creato le condizioni per un rischio aggiuntivo e insidioso: la possibile presenza di coccodrilli nelle aree residenziali, dove le acque limacciose nascondono pericoli che vanno ben oltre quelli già rappresentati da detriti e correnti. Una minaccia che rende ancor più complicati gli interventi di assistenza e costringe la popolazione a un’ulteriore, estenuante vigilanza.

La traiettoria del ciclone e la trasformazione in tempesta

Dopo aver seminato morte e distruzione nella regione, l'uragano Melissa, classificato come il secondo più potente mai registrato nell'Atlantico dal lontano 1851, ha riacquistato forza dirigendosi verso le Bermuda, dove è stata dichiarata la massima allerta. La sua evoluzione, tuttavia, è ormai segnata: trasportando con sé un fiume di umidità, si sta avviando verso il Nord Atlantico, un percorso che ne decreterà la metamorfosi. Nelle prossime quarantotto ore, infatti, l’incontro con le masse d'aria più fredde delle medie latitudini e le forti correnti in quota ne stravolgeranno la struttura energetica, trasformando quello che era un ciclone tropicale in una vasta e meno intensa perturbazione extratropicale.

Un quadro di danni ancora non quantificabile

Sul terreno, intanto, i governi locali non sono ancora in grado di stimare l'entità complessiva dei danni materiali, data l'estensione della catastrofe che ha colpito simultaneamente diverse nazioni. Le isole Bahamas e la Repubblica Dominicana continuano a segnalare gravi disagi, con infrastrutture critiche danneggiate o distrutte e intere zone isolate. L’attenzione rimane focalizzata sulle operazioni di soccorso e sulla protezione dei superstiti, i quali, privati di tutto, si trovano a dover affrontare non solo la crisi immediata ma anche l'incertezza di un futuro radicalmente mutato.

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