Giamaica e Cuba, due facce della crisi dopo l'uragano Melissa

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La Giamaica, un'isola che conosce bene la furia degli elementi, si ritrova a fare i conti con un bilancio particolarmente drammatico dopo il passaggio dell'uragano Melissa, il più potente mai registrato sul suo territorio e il primo di categoria 5 a colpirla da decenni. Le vittime accertate sono almeno diciannove, mentre oltre quattrocentosessantamila persone, un numero enorme di abitanti, sono rimaste senza elettricità. I danni, che vengono stimati in una forbice compresa tra i quarantotto e i cinquantadue miliardi di dollari, hanno colpito con violenza inaudita le regioni sud-occidentali, aree che, non dimentichiamo, erano già state profondamente provate dal passaggio dell'uragano Beryl soltanto lo scorso anno.

Il blocco degli aiuti a Cuba

Mentre la Giamaica accoglie gli aiuti internazionali, a Cuba, ugualmente devastata dalla stessa furia di Melissa che ha investito in pieno le province orientali, si consuma una crisi di natura profondamente politica. Il regime comunista, guidato da Miguel Díaz-Canel, ha infatti deciso di bloccare i convogli umanitari organizzati da chiese e da gruppi civili indipendenti. Invece di agevolare i canali per i soccorsi, come ci si aspetterebbe in una simile emergenza, la dittatura ha eretto posti di blocco militari con il preciso compito di impedire l'ingresso degli aiuti. La denuncia, che dipinge un quadro desolante, proviene dall'Osservatorio cubano dei diritti umani, il quale parla esplicitamente di un'«emergenza aggravata da decisioni politiche» e documenta la presenza di punti di controllo tra Las Tunas e Granma, dove i soldati hanno il compito di fermare i cittadini che, mossi da solidarietà, tentano di portare viveri, medicine e acqua ai sopravvissuti.

La risposta internazionale

Dall'altra parte, la risposta della comunità internazionale si è mossa con celerità, soprattutto negli Stati Uniti, dove il presidente Donald Trump ha autorizzato l'invio di una task force specializzata e di una squadra di vigili del fuoco di Los Angeles per supportare le operazioni di soccorso in Giamaica. L'incaricato d'affari dell'ambasciata americana sull'isola, Scott Renner, ha confermato l'arrivo di tre elicotteri statunitensi, fondamentali per raggiungere le zone più isolate e per portare i rifornimenti necessari alla popolazione stremata. Parallelamente, gli Stati Uniti hanno annunciato un pacchetto di aiuti umanitari da tre milioni di dollari specificamente destinato alle popolazioni cubane colpite. Questo finanziamento, come specificato dall'Ufficio per gli affari dell'emisfero occidentale, verrà gestito in collaborazione con la Chiesa cattolica, bypassando deliberatamente il governo dell'Avana, una scelta che evidenzia le profonde tensioni politiche esistenti.

Un bilancio umano diverso

L'uragano Melissa, che ha provocato quasi sessanta vittime nell'intera regione caraibica, ha dunque colpito con intensità differenti Giamaica, Haiti e Cuba. Proprio a Cuba, nonostante le immense devastazioni materiali, non si registrano morti direttamente attribuibili all'evento atmosferico, un risultato che le autorità locali attribuiscono all'evacuazione preventiva di oltre settecentomila persone, una operazione di protezione civile massiccia e senz'altro efficace. Tuttavia, la scelta di bloccare gli aiuti indipendenti rischia di minare questa riuscita, creando una crisi umanitaria secondaria i cui effetti potrebbero rivelarsi altrettanto gravi.

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