La Giamaica conta i morti dopo l'uragano Melissa, arrivano gli aiuti dagli Stati Uniti

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La Giamaica, un'isola che stenta a rialzarsi, affronta una devastazione di portata storica dopo il passaggio dell'uragano Melissa, il più potente mai registrato nella sua storia e il primo di categoria cinque a abbattersi sui suoi territori dal lontano 1988. Il bilancio, che continua a peggiorare mentre le squadre di emergenza raggiungono le zone più isolate, parla di almeno ventotto vittime e di un'intera nazione piegata dalla furia degli elementi, con oltre quattrocentomila persone che versano in una condizione di blackout elettrico permanente. I danni economici, la cui stima si aggira in una forbice compresa tra i quarantotto e i cinquantadue miliardi di dollari, hanno colpito con particolare violenza le regioni sud-occidentali, le stesse che, non ancora del tutto risollevate, avevano già subito l'impatto dell'uragano Beryl nell'anno precedente.

Il quadro regionale e l'emergenza ad Haiti

La scia di distruzione lasciata da Melissa, la quale ha imperversato attraverso i Caraibi, non ha risparmiato la vicina Haiti, dove il maltempo ha causato l'esondazione di un fiume, un evento che ha portato alla morte di almeno ventitré persone, tra le quali si contano purtroppo dieci bambini. L'agenzia locale della Protezione Civile, aggiornando un conteggio che resta drammaticamente provvisorio, ha confermato trentuno morti, venti feriti e ventuno dispersi, numeri che contribuiscono a un bilancio regionale complessivo di sessantaquattro decessi accertati. La fragilità del territorio haitiano, unita alla potenza dell'evento atmosferico, ha creato le condizioni per una tragedia i cui effetti si misurano anche nella carenza di beni di prima necessità, con distribuzioni di cibo d'emergenza divenute l'unico sostentamento per molti.

L'arrivo dei soccorsi internazionali

Mentre la macchina dei soccorsi procede senza sosta, un segnale di supporto internazionale è giunto dagli Stati Uniti, il cui presidente Donald Trump ha disposto l'invio di una task force specializzata. Come ha dichiarato l'incaricato d'affari dell'ambasciata americana in Giamaica, Scott Renner, tre elicotteri sono già atterrati sull'isola con il preciso compito di trasportare rifornimenti urgenti alla popolazione. A questa forza di pronto intervento si è unita anche una squadra di vigili del fuoco proveniente da Los Angeles, esperta in operazioni di ricerca e salvataggio in contesti catastrofici, la cui presenza si rende necessaria per perquisire le macerie e prestare le prime cure ai superstiti.

La lenta riemersione dalla crisi

Il governo giamaicano, che ha ufficialmente innalzato il numero delle vittime da diciannove a ventotto, coordina ora le operazioni di assistenza in uno scenario dove la mancanza di elettricità rallenta ogni tentativo di ritorno alla normalità. Le infrastrutture critiche, pesantemente danneggiate, richiederanno interventi strutturali la cui portata economica è stata quantificata in miliardi di dollari, una cifra che riflette l'entità di una catastrofe senza precedenti. L'arrivo degli aiuti esteri, sebbene vitale per la fase acuta dell'emergenza, rappresenta soltanto il primo passo di un percorso di ricostruzione che, viste le premesse, si prospetta lungo e estremamente complesso.

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