L'uragano Melissa, dopo aver colpito la Giamaica, si abbatte su Cuba
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Redazione Esteri
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Le immagini che giungono dai Caraibi, dove l'uragano Melissa continua il suo percorso di distruzione, ritraggono un paesaggio di desolante devastazione: linee elettriche, abbattute dalla furia degli elementi, giacciono al suolo mentre cumuli di detriti e veicoli, resi irriconoscibili dall'acqua fangosa, ostruiscono le strade. Un video, diffuso dalla Jamaican Constabulary Force, documenta il meticoloso lavoro delle autorità locali impegnate a valutare l'entità dei danni a Black River, una località prossima al punto in cui il ciclone, ieri, ha toccato terra sull'isola. Prima di investire Cuba, infatti, Melissa ha attraversato la Giamaica trasformandosi in un temibile fenomeno di categoria 5, il massimo livello della scala Saffir-Simpson, per poi perdere progressivamente potenza e scendere prima a livello 4 e successivamente a 3; nonostante questo indebolimento, l'allarme permane altissimo, considerati i venti che sfiorano i duecento chilometri orari e che rappresentano una minaccia costante per la popolazione e per i soccorritori.
Inondazioni e blackout a Santiago de Cuba
Sull'isola di Cuba, che sta subendo l'impatto del fenomeno atmosferico, la situazione appare particolarmente critica nella zona di Santiago de Cuba, flagellata da gravi inondazioni. I forti venti e le piogge torrenziali, che caratterizzano il passaggio dell'uragano, hanno trasformato le vie cittadine in veri e propri torrenti in piena, come mostrano i filmati girati da alcuni abitanti, i quali riprendono persone costrette ad attraversare, con l'acqua alla vita, le aree allagate che circondano le loro abitazioni. La violenza degli elementi, del resto, si è manifestata in tutta la sua potenza quando il ciclone, accompagnato da un rombo assordante e da venti che hanno raggiunto la velocità di trecento chilometri orari, ha investito la Giamaica vicino a New Hope, nel sud-ovest del paese, dopo aver causato, lungo il suo tragitto, la morte di diverse persone.
L'esodo preventivo e l'eredità di paura
Nella capitale giamaicana, Kingston, le strade si erano rapidamente svuotate già diverse ore prima dell'arrivo dell'uragano, mentre migliaia di residenti avevano prudentemente abbandonato le zone costiere, consci della pericolosità di un ciclone che era stato ampiamente preceduto da una fama sinistra. La definizione di "catastrofe e morte", associata a Melissa, aveva promesso l'impatto più duro mai registrato in oltre un secolo e mezzo di raccolta dati meteorologici nel paese, che conta poco meno di tre milioni di abitanti. La forza distruttiva del fenomeno, che in Giamaica ha lasciato circa mezzo milione di persone senza energia elettrica, ha superato per intensità – secondo quanto riportato – persino quella del celebre uragano Katrina che si abbatté sugli Stati Uniti quasi vent'anni fa, segnando una delle pagine più tragiche nella storia recente delle catastrofi naturali.
Una tempesta che riacquista forza
La pericolosità di Melissa, classificata tra le tempeste più potenti di sempre e responsabile di aver messo in pericolo tutti i paesi caraibici lungo il suo cammino, non accenna a diminuire. Nella notte, infatti, l'uragano ha raggiunto le coste cubane riacquistando parte della potenza che aveva temporaneamente perduto; dopo essere stato declassato, il sistema ha ripreso vigore, oscillando ora tra la categoria 3 e la 4, una fluttuazione che rende estremamente complesse le previsioni e la gestione dell'emergenza. Le comunicazioni, interrotte in diverse aree, rendono ancor più difficili le operazioni di soccorso, aggravando una situazione già di per sé fuori controllo, mentre il bilancio delle vittime, sebbene ancora provvisorio, comincia purtroppo a delinearsi con tragica chiarezza.




