L'uragano Melissa sulle Bahamas, evacuate 1500 persone

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre l'uragano Melissa, seppur declassato a categoria 1, continua la sua lenta e insistente marcia verso le Bahamas, costringendo all'evacuazione circa millecinquecento persone, i Caraibi iniziano a contare i danni di un passaggio che si è rivelato tra i più distruttivi degli ultimi tempi. La sua lentezza, caratteristica che lo ha reso il ciclone più potente e al contempo più persistente mai registrato in questa regione, ha infatti moltiplicato l'impatto di venti e piogge, lasciando dietro di sé un bilancio, ancora provvisorio, di vittime e devastazione. Ad Haiti, dove l'esondazione di un fiume ha causato la morte di venticinque persone, come nel resto delle isole colpite, la furia degli elementi ha messo in ginocchio intere aree, dimostrando una forza che ha sorpreso gli stessi esperti.

L'aquilano nel cuore della tempesta

In questo scenario di emergenza, si è inserita anche la vicenda personale di un aquilano, Andrea Tresca, il quale si è trovato suo malgrado a vivere in prima persona l'inferno scatenato dal ciclone in Giamaica. Dopo giorni di silenzio, che non hanno mancato di suscitare apprensione in amici e parenti, l'uomo è riuscito a rassicurare tutti attraverso i social network, facendo sapere di essere incolume nonostante le difficoltà. «Noi stiamo bene, è stata durissima ma andiamo avanti», ha scritto in un messaggio pubblicato su Facebook, offrendo un piccolo, significativo spiraglio di normalità in un contesto di generale caos.

Il bilancio provvisorio dei danni

Il passaggio di Melissa su Giamaica, Cuba e Haiti ha infatti lasciato un segno profondo, con un numero complessivo di vittime che, stando alle ultime stime, raggiunge le trentaquattro unità. Se ne contano, infatti, trenta nei tre Stati inizialmente colpiti, a cui se ne aggiungono altre quattro di cui non è stato specificato il luogo del decesso, mentre il ciclone si abbatteva con tutta la sua forza residua sull'arcipelago delle Bahamas. Qui, il governo ha dovuto mettere in campo tutte le risorse disponibili per far fronte a venti impetuosi e piogge torrenziali, organizzando l'esodo forzato di centinaia di nuclei familiari dalle zone più esposte.

Il volo dei cacciatori di uragani

Parallelamente agli eventi a terra, si è svolta una missione scientifica di altissimo profilo, portata avanti dai cosiddetti “cacciatori di uragani” dell'agenzia statunitense Noaa. Le immagini, riprese direttamente dalla cabina di pilotaggio di uno dei loro velivoli, mostrano con drammatica evidenza cosa significhi volare dritti nell'occhio del ciclone. Si intravedono, tra una scossa e l'altra, la professionalità e il sangue freddo di piloti e ricercatori, i quali, sebbene "sballottati" da correnti d'aria di intensità straordinaria, proseguono la loro raccolta di dati fondamentali per comprendere e prevedere il comportamento di questi fenomeni atmosferici.

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